Bonus casa, il Governo valuta il ritorno dell'ecobonus al 65%: cosa cambia per infissi e cappotto
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Redazione Economia
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Il ritorno dell'ecobonus al 65% rappresenta l'ipotesi al centro del cantiere sulla prossima legge di Bilancio. Su un intervento di efficientamento energetico da 18.000 euro, la differenza tra l'aliquota attualmente in vigore e quella potenzialmente più favorevole arriva a toccare i 2.220 euro di detrazione in più, considerando il confronto con lo scenario meno generoso ipotizzabile per il 2027. Si tratta, però, di una misura ancora in fase di valutazione, priva di qualsiasi conferma normativa.
Il quadro delle aliquote in vigore fino al 2026
La legge di Bilancio 2025 ha ridisegnato l'assetto delle detrazioni edilizie, abbandonando la frammentazione per tipologia di intervento a favore di un criterio basato sulla destinazione dell'immobile. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, l'ecobonus riconosce una detrazione del 50% per gli interventi realizzati sull'abitazione principale e del 36% per le altre abitazioni.
Il requisito soggettivo richiede che il contribuente sia titolare di un diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento sull'unità immobiliare, mentre locatari e comodatari possono accedere soltanto all'aliquota ridotta.
La platea degli interventi agevolabili comprende la sostituzione degli infissi, l'installazione di schermature solari, la coibentazione dell'involucro opaco e l'installazione di pompe di calore ad alta efficienza. Restano invece escluse le caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, in attuazione della direttiva europea sull'efficienza energetica degli edifici. I sistemi ibridi composti da pompa di calore e caldaia a condensazione, progettati dal costruttore per funzionare in abbinamento, mantengono invece l'accesso alle detrazioni.
La scadenza del 2027 e le ipotesi sul tavolo
A legislazione vigente, per le spese sostenute nel 2027 le aliquote subirebbero un'ulteriore riduzione: il 36% per l'abitazione principale e il 30% per gli altri immobili. È in questo scenario che si inserisce l'ipotesi di un ritorno al 65%, una percentuale che riporterebbe l'ecobonus ai livelli antecedenti alla riforma del 2025. La distanza tra il 65% e il 36% su una spesa di 18.000 euro genera quel divario di 2.220 euro che sintetizza la posta in gioco.
L'aggiornamento dei vademecum ENEA, che riguarda tredici tipologie di intervento, ha riallineato la documentazione tecnica alle modifiche fiscali intervenute. Per le pompe di calore con lavori iniziati dal 4 febbraio 2026, oltre ai parametri di COP e GUE già previsti, ENEA richiede il rispetto delle condizioni relative a SCOP, SEER e SPER stabilite dal D.Lgs. 5/2026. Un ulteriore requisito riguarda gli scaldacqua a pompa di calore, che devono appartenere alla classe A o superiore di efficienza energetica.
Per i generatori a biomassa avviati dalla stessa data, il vademecum richiede l'appartenenza alla classe 5 stelle e ammette la sostituzione di impianti a GPL o gas naturale solo se il nuovo generatore garantisce emissioni di particolato primario non superiori a 1 mg/Nm³.
L'impatto nelle dichiarazioni dei redditi
Le detrazioni maturate vengono recuperate in dieci quote annuali di pari importo a partire dalla dichiarazione relativa all'anno in cui è stata sostenuta la spesa. La quota detraibile annualmente trova un limite nella capienza Irpef del contribuente: le somme eccedenti l'imposta dovuta non possono essere richieste a rimborso né conteggiate in diminuzione dell'imposta degli anni successivi.
Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025 non è più possibile optare per la cessione del credito o lo sconto in fattura, opzioni che restano precluse anche per le rate residue di detrazioni pregresse.
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