Ankara, precipita jet con capo stato maggiore libico: nessun sopravvissuto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un lampo improvviso nel cielo serale, seguito dal silenzio dei radar, ha segnato la fine del volo del jet privato decollato dall’aeroporto della capitale turca. L’aereo, un Falcon diretto a Tripoli con una delegazione militare libica di alto rango, si è schiantato su una collina nei pressi del distretto di Haymana, a poche decine di chilometri da Ankara, non lasciando scampo a nessuno dei cinque occupanti. Il ministro degli Interni turco, Ali Yerlikaya, ha confermato il ritrovamento dei rottami, ponendo fine alle operazioni di ricerca e aprendo la fase delle indagini tecniche, che dovranno accertare le cause del disastro. L’episodio, che riporta l’attenzione sulla sicurezza del traffico aereo e sulle intricate relazioni diplomatiche, assume i contorni di una tragedia nazionale per la Libia, già lacerata da anni di conflitti interni.

Le vittime e le conferme da Tripoli

Tra le vittime dell’incidente, come annunciato dal presidente del governo di unità nazionale libico Abdul Hamid Dbeibah, figura il tenente generale Mohammed Ali Ahmed Al-Haddad, capo di stato maggiore dell’esercito libico, una figura chiave nell’assetto militare del paese nordafricano. Con lui, hanno perso la vita altri alti comandanti: il tenente generale Al-Fitouri Ghribil, a capo delle forze di terra, il brigadiere Mahmoud Al-Qatwi, direttore dell’Agenzia per la Produzione Militare, e il consigliere Mohammed Al-Aswi. A completare il quadro tragico, il decesso del fotografo dell’ufficio stampa dello stato maggiore, Mohammed Mahjoub, il cui ruolo sottolinea come quella missione avesse anche una rilevanza documentaria e mediatica. Dbeibah, in un post su Facebook, ha pianto la scomparsa di “coraggiosi comandanti”, senza aggiungere dettagli sulle circostanze del viaggio, ma evidenziando il duro colpo inferto all’apparato di sicurezza di Tripoli.

Le dinamiche dell’incidente e le indagini

Il velivolo, secondo la ricostruzione delle autorità turche, ha perso i contatti radio poco dopo il decollo, alle 20.52 ora locale, mentre si allontanava dalla capitale. Le condizioni meteorologiche della serata, così come lo stato tecnico dell’aereo e l’esperienza dell’equipaggio, saranno al centro delle indagini condotte dalle competenti agenzie, chiamate a esaminare ogni ipotesi, da quella del guasto meccanico a quella dell’errore umano. L’area dello schianto, per fortuna disabitata, ha permesso di evitare ulteriori vittime a terra, limitando i danni alle proprietà rurali della zona. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorritori, coadiuvati dalle forze dell’ordine, che hanno constatato l’irreparabilità dell’accaduto e hanno predisposto il recupero dei corpi e dei resti del Falcon, destinati alle analisi dei periti.

Un contesto geopolitico sensibile

L’incidente aereo, per quanto sembri riconducibile a una tragica fatalità, si inserisce in un momento di grande delicatezza per la Libia, dove il governo di unità nazionale sostenuto dall’Onu fatica a imporre la sua autorità sull’intero territorio nazionale, contendendolo con altre fazioni. La perdita del capo di stato maggiore e di altri alti ufficiali rappresenta un evento destabilizzante, che costringerà Tripoli a una rapida riorganizzazione della catena di comando militare. Il viaggio della delegazione in Turchia, paese che mantiene stretti legami politici e militari con il governo di Dbeibah, sottolinea l’intensità dei rapporti bilaterali, i quali, nonostante la tragedia, sono destinati a continuare. La reazione di Washington, con il presidente Trump già informato dell’accaduto, è attesa nella consueta forma delle condoglianze ufficiali, mentre la priorità rimane il rimpatrio delle salme e il sostegno alle famiglie degli scomparsi.

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