Il jet del generale libico precipita ad Ankara: ritrovate le scatole nere dell’aereo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un lampo improvviso nel cielo plumbeo del tardo pomeriggio ha preceduto di pochi secondi il boato dello schianto, che ha scosso le pendici boscose della collina di Selamalmaz, nel distretto di Haymana, a sud della capitale turca. Poco dopo le ore 17 di martedì 23 dicembre, il velivolo privato che aveva appena lasciato l’aeroporto di Ankara si è disintegrato contro il terreno, ponendo fine in modo brutale al viaggio di ritorno del capo di Stato maggiore dell’esercito libico, Mohammed Ali Ahmed Al-Haddad, e del suo seguito diretto a Tripoli. Con loro, hanno perso la vita i tre membri dell’equipaggio, di nazionalità francese, che guidavano il jet. Le condizioni meteorologiche proibitive, caratterizzate da una pioggia insistente e una fitta cortina di nebbia, hanno reso subito chiaro ai soccorritori, accorsi nonostante l’impervio terreno, che non vi era alcuna possibilità di sopravvivenza per nessuno degli otto occupanti.

Le operazioni di recupero nonostante il maltempo

Le squadre di emergenza, coordinate dal ministero dell’Interno guidato da Ali Yerlikaya, hanno lavorato incessantemente tutta la notte, sfidando gli elementi per mettere in sicurezza l’area dello schianto e avviare le delicate fasi del recupero dei rottami e dei corpi. L’operazione, complicata dall’oscurità e dal persistere di una visibilità quasi nulla, è proseguita senza sosta con l’obiettivo primario di rinvenire i registratori di volo, strumenti fondamentali per ricostruire la dinamica dei fatali istanti prima dell’impatto. Si trattava, per gli investigatori, di una corsa contro il tempo e contro le avversità atmosferiche, dato che le prove potevano essere compromesse o disperse nell’ampio cratere scavato dalla violenza dell’urto.

Il ritrovamento cruciale dei registratori

È giunta nella mattinata di mercoledì la notizia che le ricerche avevano portato al ritrovamento di entrambi i dispositivi fondamentali: la scatola nera, propriamente detta Flight Data Recorder, e il registratore vocale della cabina di pilotaggio, il Cockpit Voice Recorder. Il ministro Yerlikaya ne ha dato personalmente conferma, sottolineando l’importanza del recupero per le indagini che le autorità competenti, inclusa la commissione per la sicurezza aerea, hanno immediatamente avviato. I due apparati, che contengono rispettivamente i parametri tecnici del volo e le ultime conversazioni tra i piloti, sono stati trasferiti presso i laboratori specializzati per l’analisi, un processo meticoloso che richiederà giorni, se non settimane, prima di poter offrire risposte definitive.

Le indagini per accertare le cause

Mentre i rottami carbonizzati venivano rimossi dal pendio, le autorità investigative si sono concentrate sull’esame della scena, raccogliendo ogni possibile elemento. L’attenzione è rivolta a una molteplicità di fattori potenziali, che spaziano dalle condizioni meteo estreme all’eventuale malfunzionamento tecnico del velivolo, senza tralasciare alcuna ipotesi. La morte di una figura militare di così alto profilo come il generale Al-Haddad, il cui ruolo era centrale nelle intricate dinamiche politico-militari della Libia, conferisce alle indagini un’urgenza e una delicatezza internazionale particolari. Tuttavia, le autorità turche hanno mantenuto un profilo rigorosamente tecnico, evitando qualsiasi speculazione e limitando le comunicazioni ufficiali ai soli fatti accertati, in attesa che i dati delle scatole nere parlino chiaro.

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