Miopia infantile, il ritorno sui banchi mette sotto sforzo gli occhi dei bambini
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Redazione Salute
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Zaini, quaderni, libri, tablet e smartphone. Con il ritorno a scuola ricomincia anche la lunga giornata degli occhi dei bambini, sempre più spesso impegnati per molte ore in attività da vicino. Non è un dettaglio irrilevante, soprattutto mentre la miopia nei bambini continua ad aumentare in molte parti del mondo. Ma attribuire tutto agli schermi sarebbe una semplificazione. La ricerca descrive un fenomeno più complesso, nel quale intervengono predisposizione genetica e fattori ambientali. Tra questi, il tempo trascorso all'aperto sembra avere un ruolo particolarmente importante.
Il problema degli smartphone, quindi, non è soltanto lo schermo in sé, ma anche ciò che può sostituire: movimento, luce naturale e attività a distanza.
Le indicazioni internazionali invitano a interrompere regolarmente le attività da vicino e a garantire ai bambini un adeguato tempo all'aperto durante la giornata. Non significa eliminare tablet e telefoni, ormai parte anche della didattica, ma evitare che diventino l'attività prevalente del tempo libero. L'inizio della scuola è anche un buon momento per un controllo della vista.
Strizzare gli occhi per vedere la lavagna, avvicinarsi troppo ai libri, lamentare difficoltà nel vedere da lontano o mal di testa dopo lo studio possono essere segnali di un problema visivo.
Un fenomeno in crescita costante
La miopia è un fenomeno in rapida crescita e rappresenta oggi una vera sfida di salute pubblica globale. Secondo le più recenti proiezioni, entro il 2050 quasi 4 bambini e adolescenti su 10 potrebbero essere miopi, per un totale di oltre 740 milioni di giovani nel mondo. La cosiddetta «vista corta» rende difficile la visione degli oggetti lontani ed è causata da una combinazione di fattori genetici e ambientali, come la pressione scolastica o l'eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi.
La ricerca scientifica ha più volte evidenziato come l'aumento dei casi sia legato anche all'estensione dei sistemi educativi e all'aumento delle ore dedicate allo studio.
Lo sguardo magnetico di Rodolfo Valentino
Sex symbol e divo del cinema muto, lineamenti esotici e capelli impomatati, Rodolfo Valentino era celebre per il suo sguardo magnetico. Per quegli occhi allungati, che strizzava spesso e che gli davano un look da sognatore. Ma il fascino dell'attore pugliese, nato a Castellaneta nel Tarantino, scomparso a New York un secolo fa, il 23 agosto 1926, celava un problema.
Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi, questo il suo vero nome, soffriva di una grave forma di miopia che lo aveva costretto a cambiare studi: respinto dall'Istituto nautico di Venezia, si è diplomato in Agraria a Genova, trasferendosi prima a Parigi e poi nella Grande Mela, dove la sua carriera è decollata.
Le conseguenze di una miopia trascurata
«Un adulto che non è stato controllato bene nella sua vista da bambino poi può avere una vista bassa e non poter ottenere la patente, non poter guidare»: parte da qui, dalle conseguenze concrete di una miopia trascurata, il ragionamento del prof. Simone Donati, responsabile di Oculistica pediatrica all'Ospedale del Ponte di Varese. Come è successo a Valentino, rischiano di esserci conseguenze nelle scelte professionali. Una volta il medico ha visitato un ragazzo di 18 anni, liceale, che voleva prendere la patente.
Alla visita oculistica lo hanno respinto dicendogli di farsi controllare con urgenza da uno specialista: non vedeva, ma non se n'era mai accorto, in qualche modo era riuscito a studiare lo stesso, adattandosi.
Giovedì 24 settembre, ore 21, a Materia, Donati ne parlerà insieme a Federottica Varese e Hoya Lens Italia in un incontro pubblico dedicato a un tema che riguarda sempre più famiglie: la miopia infantile.
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