L’arcivescovo Rajic alla Casa Pontificia, Rudelli nuovo sostituto: Leone XIV ridisegna la Curia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La prima ondata di cambiamenti voluti da Leone XIV, nel suo pontificato appena inaugurato, ha preso forma attraverso una serie di nomine che ridisegnano gli equilibri ai vertici della Santa Sede. Il lunedì 30 marzo ha segnato un passaggio cruciale: l’annuncio, da parte della Sala stampa vaticana, dell’avvicendamento alla Sostituzione per gli Affari generali, l’ufficio che rappresenta il vero snodo operativo del Vaticano, una sorta di ministero dell’Interno della Santa Sede. A raccogliere l’eredità dell’arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra, che lascia dopo otto anni, è stato chiamato monsignor Paolo Rudelli, bergamasco di 55 anni, fino a ieri nunzio apostolico in Colombia.

Il “numero tre” del Vaticano e il Frecciarossa di Peña Parra

La Sostituzione, com’è noto agli addetti ai lavori, è la seconda carica più importante della Curia dopo quella del segretario di Stato, tanto da essere definita il ruolo del “numero tre” del Vaticano. Una posizione che, per sua natura, richiede una capacità di gestione complessa: chi la ricopre coordina la macchina organizzativa quotidiana, supervisiona le relazioni con le nunziature e filtra gli affari che arrivano sulla scrivania del Papa. Nel suo discorso di congedo rivolto ai collaboratori della Segreteria di Stato, Peña Parra — che aveva ricevuto l’incarico da Francesco nel 2018 — ha descritto l’esperienza vissuta con un’immagine evocativa, paragonandola a un viaggio “molto duro” a bordo di un Frecciarossa, dunque ad altissima velocità. Un’immagine che restituisce il ritmo incessante imposto dalle sfide degli ultimi anni, dalle riforme giudiziarie alla gestione delle crisi diplomatiche, fino alla transizione tra due pontificati.

Rudelli, dalla Colombia alla guida della macchina operativa

Paolo Rudelli, che prende il posto di Peña Parra, non è certo un volto nuovo per i meccanismi della Curia. Ordinato sacerdote per la diocesi di Bergamo, ha trascorso lunghi anni nel servizio diplomatico della Santa Sede, maturando una conoscenza approfondita della prima sezione della Segreteria di Stato, quella dedicata agli affari generali. In precedenza aveva ricoperto l’incarico di Osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, ruolo dal quale seguiva da vicino i lavori del Comitato Moneyval, l’organo dedicato alla trasparenza finanziaria e alla lotta al riciclaggio. Nominato nunzio in Colombia da Papa Francesco nel luglio 2023, Rudelli torna ora a Roma per gestire quello che è considerato il cuore pulsante dell’amministrazione vaticana, in un momento storico segnato dalla volontà di Leone XIV di tracciare una propria linea di governo.

La gratitudine di Rajič e il lavoro dietro le quinte del Papa

Se la sostituzione di Peña Parra con Rudelli rappresenta il movimento più significativo sulla scacchiera vaticana, il giro di poltrone annunciato lo stesso giorno ha coinvolto anche la Prefettura della Casa Pontificia. A guidare questo dicastero, responsabile dell’ordine interno e della gestione quotidiana della vita del Pontefice — dall’organizzazione delle udienze alla logistica degli impegni papali — è stato chiamato l’arcivescovo Petar Rajič. Nato in Canada da famiglia croata, Rajič fino a oggi ricopriva l’incarico di nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Nell’accettare la nomina, l’arcivescovo ha espresso “profonda gratitudine” per la fiducia accordatagli personalmente da Leone XIV, accompagnata dall’auspicio di “poter essere utile” nel servizio al Pontefice “nella Chiesa universale”. Una dichiarazione, la sua, che mette in luce la natura del ruolo che andrà a ricoprire: un incarico di prossimità assoluta con il Papa, fatto di organizzazione, discrezione e capacità di risolvere le problematiche materiali che precedono ogni atto pubblico del pontificato.

Un equilibrio in movimento tra nunziature e Curia

La nomina di Rajič a prefetto lascia ovviamente vacante la Nunziatura in Italia, un dicastero delicatissimo per il rapporto con il territorio nazionale e con le dinamiche politiche italiane. Il suo trasferimento a Roma, così come il ritorno di Rudelli dalla Colombia, suggerisce l’avvio di un ricambio generazionale e di una rimodulazione delle strategie diplomatiche della Santa Sede, che sembra puntare su figure con esperienza sia sul campo sia all’interno della macchina curiale. Se Rajič porta con sé la conoscenza delle relazioni con l’episcopato italiano e con la Repubblica di San Marino, Rudelli arriva forte di una carriera che spazia dal Consiglio d’Europa alle missioni in Sud America. Entrambi, pur provenendo da percorsi diversi, conoscono bene le stanze della Curia romana: una caratteristica che Leone XIV sembra aver valutato con attenzione per affidare loro due dei ruoli più esposti e strategici del suo pontificato.

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