Lo svitato e i fanatici: nuovo tentativo Usa-Iran, Trump si dà buone chance (“sennò bombardo”)

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il prezzo del greggio, che di consueto reagisce in modo pressoché immediato a qualsiasi crepa nell’orizzonte mediorientale, è sceso bruscamente; le borse europee, dal canto loro, hanno ampliato i guadagni in quella che appare – stando almeno ai numeri – una corsa verso un possibile disgelo. La fiducia dei mercati, però, come spesso accade quando si parla di dossier nucleari e di Stretto di Hormuz, sembra correre molto più velocemente della realtà diplomatica. Le “buone chance” che Donald Trump – tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno, tanto che la sua rielezione non costituisce più oggetto di dibattito – dichiara di avere per porre fine alla guerra si scontrano, ancora una volta, con il muro eretto dai vertici di Teheran. Così, mentre il presidente americano rilascia dichiarazioni roboanti sui suoi canali social, la controparte iraniana frena su più di una clausola, bollando alcune richieste come “inaccettabili”.

La mossa a sorpresa su Project Freedom e il post su Truth

Trump ha scompigliato le carte, e lo ha fatto con il suo stile inconfondibile: annunciando a sorpresa una “breve” sospensione di Project Freedom, l’iniziativa militare statunitense pensata per scortare le navi commerciali fuori dallo Stretto di Hormuz. Provate a pensarci: la decisione è arrivata a un solo giorno dall’avvio operativo del programma. Sul suo social network, Truth, il presidente ha spiegato – senza entrare in dettagli eccessivi – che la scelta si fonda in parte sul “fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo” con l’Iran. Una mossa, quest’ultima, che ha colto di sorpresa molti analisti, i quali si interrogano ora sulla reale portata dei passi avanti compiuti nei colloqui bilaterali.

Memorandum in 14 punti: sanzioni, uranio e il nodo Hormuz

A gettare luce – o forse a creare ulteriore confusione – ci ha pensato il sito Axios, rivelando l’esistenza di un memorandum d’intesa in 14 punti, un documento di una sola pagina destinato a mettere fine alle ostilità e a gettare le fondamenta per negoziati più approfonditi sul nucleare. Tra i passaggi fondamentali figurano la questione delle sanzioni (da rimodulare o rimuovere?), i controlli dell’Onu sugli impianti di arricchimento dell’uranio e, naturalmente, il controllo dello Stretto di Hormuz, quel punto nevralgico da cui transita una fetta importante del petrolio mondiale. Il memorandum, secondo la ricostruzione della testata, sarebbe frutto del lavoro congiunto degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, i quali avrebbero incontrato interlocutori iraniani in una serie di riunioni riservate di cui però non si conoscono né i luoghi né le date precise.

Il veto di Teheran e le clausole “irricevibili”

Qui viene il punto, però, quello che rischia di far naufragare l’intera impalcatura: l’Iran ha preso visione del testo e ha già fatto sapere, attraverso canali informali, che alcune clausole sono semplicemente inaccettabili. Non si sa quali, esattamente; si sa che il fronte dei “fanatici” – come li definisce qualcuno nei corridoi del Pentagono – non intende cedere su quelli che considera punti fermi della propria sovranità. E mentre Trump alza la voce (“sennò bombardo”, avrebbe ribadito in un faccia a faccia con i suoi consiglieri), i mercati continuano a scommettere su una pace che forse esiste solo nei comunicati stampa. Del resto, lo abbiamo visto altre volte: l’ottimismo verbale della Casa Bianca si è sempre scontrato con una realtà fatta di ispettori Onu bloccati, di centrifughe nascoste e di navi requisite. Stavolta, però, c’è un memorandum scritto – e quella carta, a differenza di tante dichiarazioni, potrebbe rivelarsi un boomerang per entrambe le parti.

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