Il dolore privato di Gino Paoli: la perdita del figlio Giovanni, nato da Anna Fabbri un anno prima della morte del cantautore
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Redazione Interno
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La scomparsa di Gino Paoli, avvenuta all’età di 91 anni nella sua Genova, ha restituito al pubblico l’immagine di un artista che ha segnato la storia della musica italiana, ma ha inevitabilmente riportato alla luce il racconto di una sfera privata costellata di affetti intensi e, purtroppo, di lutti recenti. Accanto alla carriera costellata di successi come “Il cielo in una stanza” e “Sapore di sale”, la cronaca sentimentale del cantautore si intreccia con la biografia di cinque figli, tra i quali spicca la figura del primogenito, Giovanni, nato dal primo matrimonio con Anna Fabbri e morto appena un anno prima del padre, lasciando un vuoto che la famiglia ha vissuto nella più assoluta riservatezza.
L’eredità di Anna Fabbri e la nascita di Giovanni in un anno di scandalo
Prima di incontrare Stefania Sandrelli o di legarsi a Ornella Vanoni, Gino Paoli sposò Anna Fabbri, la sua prima moglie, negli anni Sessanta. Fu proprio in quel periodo turbolento che la coppia diede alla luce Giovanni, nato a Genova nel luglio del 1964. La sua nascita, però, arrivò in un momento di grande complessità personale per il cantautore: mentre Anna aspettava il primogenito, Paoli intrecciò una relazione con la giovanissima Stefania Sandrelli, da cui nacque Amanda Sandrelli tre mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno. Una sovrapposizione di eventi che, all’epoca, fece molto parlare le cronache rosa, costringendo l’artista a gestire la paternità di due bambini nati quasi contemporaneamente da due donne diverse, con il primo figlio Giovanni cresciuto in un contesto famigliare allargato dove, come raccontato dalla stessa Amanda, Anna Fabbri rappresentò in seguito una figura di riferimento affettuoso.
Una carriera parallela tra musica e giornalismo
Giovanni Paoli, nato a Genova nel 1964, crebbe dunque respirando l’aria artistica di famiglia, ma scelse un percorso professionale inizialmente affine a quello del padre per poi distaccarsene con decisione. Nei primi anni della sua vita, infatti, si dedicò alla musica al punto da entrare a far parte della band che accompagnava Gino Paoli durante le esibizioni dal vivo, condividendo il palco con il padre. Tuttavia, abbandonò in seguito le scene per intraprendere la carriera giornalistica, lavorando per diverse testate nazionali come “Sorrisi e Canzoni”, “Chi” e “Novella 2000”, per poi diventare direttore responsabile di testate online come Dillingernews. Questa seconda vita professionale gli permise di osservare il mondo dello spettacolo da una prospettiva diversa, quella della cronaca e dell’inchiesta, lontana dai riflettori che avevano accompagnato la travagliata storia famigliare dei suoi genitori.
L’addio a Milano e il ricordo di un dolore ancora aperto
Giovanni Paoli si è spento a Milano, presso l’unità coronarica dell’ospedale Niguarda, nel marzo del 2025, colto da un infarto che lo ha strappato all’affetto dei suoi cari all’età di sessant’anni. La notizia della sua scomparsa, diffusa dalla famiglia attraverso l’Ansa, giungeva solo pochi mesi prima della morte del padre, colpendo duramente un nucleo famigliare che già aveva dovuto fare i conti con i colpi del destino. Nonostante la complessità delle relazioni familiari del passato, il legame tra Gino e Giovanni era rimasto solido; in una delle sue ultime interviste, rilasciata al Corriere della Sera pochi mesi prima di morire, il cantautore confessò senza mezzi termini di non aver ancora superato il dolore per la morte del figlio, rivelando una fragilità paterna che nulla aveva a che fare con la sua immagine pubblica.
L’intreccio di vite e la riservatezza di una famiglia allargata
Oltre a Giovanni e ad Amanda Sandrelli (nata nel 1964 dalla relazione con Stefania Sandrelli), Gino Paoli ha avuto altri tre figli dal lungo matrimonio con Paola Penzo, la donna che fu al suo fianco per oltre trent’anni e con cui convolò a nozze nel 1991. Nicolò e Tommaso, nati rispettivamente nel 1980 e nel 1992, e Francesco, arrivato nel 2000, rappresentano il capitolo più stabile e riservato della vita privata dell’artista, lontano dagli scandali che avevano segnato gli anni Sessanta. La madre di questi ultimi, Paola Penzo, è stata descritta dallo stesso cantautore come il suo “grande amore”, la figura che gli ha garantito stabilità fino all’ultimo giorno, accolto in famiglia con serenità nella notte della sua scomparsa.




