Acquisti online, obbligo del pulsante di recesso: come funziona dal 19 giugno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Da oggi, 19 giugno 2026, recedere da un acquisto online è teoricamente più semplice, grazie all'entrata in vigore di una nuova normativa che impone ai siti di e-commerce e alle app di dotarsi di uno strumento digitale specifico: il cosiddetto "pulsante di recesso". L'obbligo, introdotto dal nuovo articolo 54-bis del Codice del Consumo in recepimento della direttiva europea (UE) 2023/2673, mira a rendere il diritto di ripensamento immediato e intuitivo come lo stesso atto d'acquisto.

L'obiettivo è insomma quello di bilanciare la facilità con cui si conclude un contratto online con la possibilità di annullarlo senza doversi destreggiare tra procedure farraginose e moduli difficili da reperire.

La nuova procedura: come funziona il recesso con un clic

Il cuore della novità risiede nell'obbligo, per i professionisti che vendono beni o servizi tramite interfacce digitali, di mettere a disposizione del consumatore una funzione di recesso chiaramente visibile e facilmente accessibile per tutto il periodo utile, che generalmente è di 14 giorni. La procedura è stata pensata per essere il più lineare possibile: il consumatore dovrà trovare un comando con diciture inequivocabili come "recedere dal contratto qui".

Una volta cliccato, il sistema guiderà l'utente nella compilazione di una dichiarazione online, chiedendo di inserire o confermare dati essenziali come il nome, il numero d'ordine o il codice che identifica il contratto e l'indirizzo e-mail per ricevere la conferma. La normativa prevede poi un passaggio di verifica obbligatorio, con un secondo comando di conferma (ad esempio "conferma recesso") per evitare invii accidentali.

Il recesso si considera validamente esercitato nel momento in cui la dichiarazione viene trasmessa e il professionista è tenuto a inviare senza indugio una ricevuta su supporto durevole (come un'email) che attesti l'avvenuta ricezione e ne riporti il contenuto e l'orario di invio.

Le novità rispetto al passato e gli obblighi per i venditori

È bene precisare che il diritto di recesso in sé non cambia: il consumatore ha sempre 14 giorni dalla consegna del bene o dalla conclusione del contratto per recedere senza dover fornire alcuna motivazione. La sostanziale differenza sta nelle modalità di esercizio di questo diritto. Se prima il consumatore era spesso costretto a inviare una raccomandata o un'email a un indirizzo reperito con difficoltà, ora il sito deve offrire una procedura integrata e standardizzata.

Inoltre, la nuova disciplina amplia gli obblighi informativi precontrattuali: i professionisti devono informare non solo le condizioni e i termini del recesso, ma anche l'esistenza e la collocazione precisa di questa nuova funzione digitale. Di conseguenza, il mancato rispetto di questi adempimenti potrebbe avere ripercussioni serie per l'esercente, in particolare l'estensione del termine per esercitare il recesso fino a 12 mesi.

Criticità e dubbi degli operatori del settore

Se da un lato la novità è stata accolta come un passo avanti per la trasparenza e la tutela dei consumatori, il mondo del commercio elettronico, rappresentato da associazioni di categoria come Aicel, ha sollevato alcune perplessità. Le preoccupazioni riguardano soprattutto l'effettiva utilità pratica e la proporzionalità degli oneri per le imprese, in particolare per quelle piccole e medie. Il timore è che l'obbligo, nato in un contesto normativo pensato per servizi finanziari, possa trasformarsi in un ulteriore adempimento burocratico poco flessibile.

Un altro tema riguarda il meccanismo di conferma automatica, che potrebbe generare criticità operative nei casi in cui il venditore debba preliminarmente verificare l'applicabilità del diritto di recesso o l'esistenza di esclusioni legali, per esempio per beni personalizzati o deperibili.

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