Acquisti online, il recesso è più facile: dal 19 giugno 2026 la nuova funzione
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Redazione Economia
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La scatola è ancora sigillata sul tavolo, il colore dal vivo non è proprio come appariva sullo schermo o forse ci siamo semplicemente resi conto che quell'acquisto, in fondo, non ci serviva. Per gli acquisti a distanza la legge prevede da tempo la possibilità di rimangiarsi la decisione, un diritto che si chiama recesso e che, sulla carta, garantisce quattordici giorni di tempo per cambiare idea senza dover fornire alcuna giustificazione.
Nella pratica, però, chiunque abbia provato a restituire un prodotto comprato online sa che districarsi tra moduli da scaricare, indirizzi email nascosti nei meandri del sito e procedure farraginose è spesso un'impresa più complicata della scelta stessa. Dal 19 giugno 2026 le cose cambiano, e in modo piuttosto sostanziale, con l'introduzione di uno strumento che mira a sbrogliare questa matassa.
Il termine per il ripensamento, va detto, resta invariato: il consumatore dispone di quattordici giorni per recedere dal contratto, e il tempo comincia a decorrere dalla consegna del bene fisico oppure, per i servizi, dalla conclusione dell'accordo. Questa facoltà continua a essere riservata esclusivamente ai rapporti tra privati acquirenti e venditori professionali, quando il contratto viene stipulato a distanza, come avviene per gli acquisti via internet, per telefono o tramite televendita.
Quello che muta radicalmente, invece, è la modalità con cui si può esercitare questo diritto, perché il legislatore ha deciso di mettere un punto fermo alle strategie di oscuramento che alcuni operatori avevano perfezionato negli anni.
La nuova funzione di recesso, un obbligo per i professionisti
Il decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 209, che ha dato attuazione all'articolo 11-bis della direttiva europea sui diritti dei consumatori, ha inserito nel Codice del Consumo il nuovo articolo 54-bis. Con questa novità normativa, che entra in vigore proprio il 19 giugno 2026, viene istituita la cosiddetta “funzione di recesso”: un sistema che i professionisti che vendono online sono obbligati a implementare sui propri siti, applicazioni o piattaforme.
L'intenzione del legislatore è chiara e mira a restituire al consumatore un percorso semplice e immediato per esercitare il proprio diritto, evitando che la complessità della procedura diventi un deterrente di fatto.
Non si tratta di una semplice raccomandazione ma di un obbligo preciso, la cui violazione potrebbe esporre i venditori a conseguenze significative. L'idea di fondo è che il pulsante o il link per recedere debba essere facilmente individuabile, collocato in una posizione visibile e raggiungibile senza inutili giri di navigazione. La funzione, per essere considerata conforme, dovrà consentire al cliente di compilare e inviare la dichiarazione di recesso interamente online, senza la necessità di ricorrere a modelli cartacei, stampe o spedizioni di documenti fisici per avviare la pratica.
Come sarà la procedura semplificata per i resi
La piattaforma, dunque, dovrà mettere a disposizione un'interfaccia che guidi il consumatore passo dopo passo; una volta identificato l'ordine o il prodotto, basterà cliccare su un'apposita sezione per attivare la richiesta di reso, con la generazione automatica di un modulo di recesso già precompilato con i dati del contratto. Questo meccanismo dovrebbe azzerare la necessità di cercare recapiti dedicati, smarrire moduli o compilare a mano documenti con numeri d'ordine da recuperare nelle email di conferma, uno degli ostacoli che tradizionalmente disincentiva il ripensamento.
È importante notare che la nuova disciplina non stravolge gli altri aspetti del diritto di recesso: restano fermi i termini, le eccezioni legate a determinati beni (come i prodotti personalizzati o i sigilli di igiene) e le modalità di rimborso. La cifra pagata dovrà essere restituita entro i quattordici giorni successivi alla comunicazione del recesso, utilizzando lo stesso mezzo di pagamento impiegato per l'acquisto, e il professionista può trattenere il rimborso fino al ricevimento del bene o alla prova della sua spedizione.
La fine delle procedure occulte e dei moduli cartacei
Per anni, il principale ostacolo al reso non è stato il diritto in sé, quanto la sua applicazione pratica. I venditori hanno spesso giocato sulla scarsa conoscenza dei consumatori e sulla difficoltà di reperire le informazioni necessarie, rendendo il recesso un percorso a ostacoli che molti, alla fine, preferivano non intraprendere. La posta in gioco è alta, perché l'Unione Europea ha voluto colmare un vuoto che danneggiava la fiducia nel commercio elettronico, e ora la palla passa ai negozianti online, chiamati a rendere effettiva una semplificazione che i clienti attendevano da tempo.




