?“Portava i soldi all’estero”: la svolta nell’inchiesta sui dossieraggi e la “Squadra Fiore”?

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra lunga del denaro nascosto e dei flussi finanziari opachi inizia a delinearsi con maggiore nitidezza all’interno del labirinto investigativo che avvolge l’ex numero due dell’intelligence italiana, Giuseppe Del Deo, e la cosiddetta “Squadra Fiore”. Non si tratta più solo di sospetti profilazioni o di accessi abusivi a banche dati riservate; il nodo centrale, quello che rischia di trasformare un’inchiesta su presunti dossieraggi in un vero e proprio caso di dissesto finanziario e infedeltà patrimoniale, emerge prepotentemente dalle dichiarazioni rese da una funzionaria, M.M., addetta alla segreteria di un reparto dei servizi, ascoltata dai pubblici ministeri di Roma. La donna, infatti, ha consegnato ai magistrati un frammento di conversazione apparentemente banale ma carico di conseguenze giudiziarie, riferendo di come, nell’ambiente, si desse per certo che l’allora potente dirigente dell’Aisi “portasse i soldi all’estero”.

Il sistema opaco e le rivelazioni sui “neri”

Le parole di questa testimone, che ha operato a stretto contatto con gli ingranaggi della macchina di sicurezza, offrono uno spaccato inquietante del presunto “sistema opaco” interno ai servizi. Secondo quanto riportato negli atti, alla funzionaria è stato chiesto non solo di descrivere le modalità operative di Del Deo, ma anche di confermare l’esistenza di una cerchia ristretta di fedelissimi, ribattezzata dagli inquirenti come “i neri”. Quest’ultima sarebbe stata una struttura parallela e clandestina, composta da ex appartenenti alle forze dell’ordine e all’intelligence, che l’ex numero due del Dis avrebbe utilizzato – anche dopo la cessazione dalla carica – per condurre attività para-investigative al di fuori di ogni controllo istituzionale. È in questo contesto che si inserisce la pista dei fondi esteri: un’ipotesi investigativa che cerca di ricostruire il viaggio di milioni di euro potenzialmente sottratti all’erario, attraverso un meccanismo di fatture false e contratti gonfiati, fino a farli sparire in giurisdizioni finanziariamente più opache.

Le ramificazioni tra Bari, appalti e soldi pubblici

Il filone principale dell’indagine, coordinata dalla Procura di Roma con il supporto dei Carabinieri del Ros, non si limita però ai soli vertici dell’intelligence. L’attenzione degli investigatori è puntata anche su un intreccio di affari che legano il management di società private – come nel caso di Carmine Saladino e di altri ex dirigenti delle agenzie di sicurezza – alla gestione di fondi riservati. Sebbene le accuse formalizzate includano, per Del Deo, ipotesi di reato come il peculato e l’accesso abusivo a sistema informatico, la mole di documenti sequestrati (migliaia di atti e file informatici) suggerisce che l’organizzazione avesse una portata ben più ampia, capace di spaziare dalla raccolta di informazioni sensibili su politici e imprenditori fino a presunte interferenze in operazioni finanziarie. La “Squadra Fiore”, insomma, non agiva solo su commissione per screditare rivali o spiare concorrenti, ma sembra aver messo in piedi un business parallelo in cui il potere di acquisire dati si traduceva in un vero e proprio ricatto economico e, nei casi più gravi, nella dissipazione di risorse pubbliche.

La svolta è arrivata con le perquisizioni che hanno colpito non solo l’ex vertice del Dis, ma anche figure note come Giuliano Tavaroli, già al centro dello scandalo Telecom-Sismi, e altri professionisti del settore della security. Per Del Deo, che lunedì scorso ha scelto di autosospendersi dalla presidenza di Cerved dopo la perquisizione del Ros, l’orizzonte giudiziario si fa sempre più fosco. La Procura sta ora analizzando i contatti e i movimenti del gruppo per verificare se, effettivamente, i soldi usciti dai circuiti ufficiali dell’intelligence siano finiti per essere reimpiegati in attività estere, eludendo così ogni forma di controllo della Corte dei Conti. Mentre gli interrogatori proseguono, l’indagine si conferma come una delle più vaste e delicate mai condotte sul mondo dei servizi, rivelando una commistione pericolosa tra affari privati, informazioni di Stato e presunte casse occulte.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.