Nerviano, il Corpo del 72enne nell’auto in fondo al laghetto: i sommozzatori cercavano un’altra persona
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Redazione Interno
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È bastato il varco di un cancello, aperto regolarmente alle sette del mattino, per trasformare la routine di un parco pubblico nella scena di un ritrovamento che ancora non ha trovato una spiegazione univoca. A Nerviano, in via Giovanni XXIII, i vigili del fuoco del comando di Milano – supportati dal distaccamento di Rho e da due mezzi fluviali – hanno recuperato il corpo senza vita di un uomo di 72 anni, estratto dalla sua auto finita sul fondo del laghetto artificiale della cosiddetta “Cava”. A renderlo riconoscibile, tra l’angoscia della burocrazia e il silenzio dell’acqua, era stata la figlia, la quale ne aveva denunciato la scomparsa soltanto il giorno prima, giovedì 9 aprile.
Un’operazione complessa e il giallo dei sommozzatori venuti da Torino
Se il recupero del rappresenta l’epilogo tragico della vicenda, a rimanere impresse nelle dinamiche di soccorso sono le misure precauzionali adottate dai soccorritori. Sul posto, infatti, è stato necessario far intervenire i sommozzatori del comando di Torino, i quali hanno setacciato il fondale e l’abitacolo del veicolo per escludere quello che inizialmente rappresentava lo scenario più temuto: la presenza di una seconda vittima. Nessun’altra persona è stata trovata all’interno della vettura o nelle immediate vicinanze, un accertamento, questo, che ha consentito di ridurre il perimetro investigativo concentrandolo esclusivamente sulla figura del conducente. Le operazioni, complesse per la posizione del mezzo completamente sommerso, hanno richiesto l’impiego di mezzi fluviali specializzati, mentre i carabinieri della compagnia di Legnano e della stazione di Nerviano isolavano l’area per i rilievi del caso.
L’ipotesi del gesto volontario e i nodi ancora da sciogliere
Sul tavolo degli inquirenti, al momento, non esiste una versione ufficiale chiusa, sebbene le prime fonti investigative abbiano accarezzato l’ipotesi di un gesto volontario. L’uomo – forse approfittando della rampa che conduce direttamente allo specchio d’acqua – avrebbe lasciato andare l’auto in una discesa senza ritorno. L’accesso all’area del parco, che come confermato dalla sindaca Daniela Colombo è consentito a partire dalle 7:00, restringe temporalmente l’arco dell’accaduto alle prime ore della giornata di venerdì. Tuttavia, in assenza di testimoni diretti o di una ricostruzione tecnica definitiva dello stato del mezzo, il margine di dubbio tra un tragico incidente e una morte cercata rimane ancora interamente da colmare. Quello che è certo, al netto delle ricostruzioni, è la dinamica fattuale: l’auto è penetrata nell’area verde, ha imboccato il vialetto principale per poi deviare verso la discesa che si affaccia sul laghetto, sparendo alla vista.
Il contesto e l’attesa dei riscontri tecnici
Il laghetto, situato all’interno del parco intitolato ad Angelo Vassallo, è un bacino artificiale che nasce da una cava dismessa; un luogo che durante le ore diurne è frequentato da famiglie e residenti, ma che nelle prime luci dell’alba di venerdì è diventato teatro di una tragedia silenziosa. Mentre il dell’anziano veniva affidato alle procedure di rito, l’attenzione si è concentrata sui filmati di videosorveglianza della zona – che dovrebbero aver immortalato il passaggio del veicolo – e sull’analisi della traiettoria tenuta dalla vettura prima dell’impatto con l’acqua. Non ci sono, per ora, dichiarazioni ufficiali che possano orientare l’opinione pubblica verso una direzione piuttosto che un’altra. Gli inquirenti procedono a tutto campo, raccogliendo elementi senza escludere nessuna pista, in attesa che i riscontri medico-legali possano offrire una chiave di lettura definitiva su quanto accaduto nella quiete apparente di quel parco.




