Nerviano, auto affondata nel laghetto e il cadavere di un uomo di 72 anni: i sommozzatori cercano un’altra persona

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una telefonata che sapeva già di tragedia, quella della figlia, nella serata di giovedì 9 aprile, quando aveva denunciato la scomparsa della madre. È stato proprio quel riscontro, incrociato con l’insolita presenza di una vettura in fondo al laghetto artificiale, a guidare i vigili del fuoco fino a via Giovanni XXIII a Nerviano, nell’hinterland milanese. Nel corso della mattinata di venerdì 10 aprile, i tecnici del Comando provinciale di Milano, coadiuvati dal distaccamento di Rho e da due mezzi fluviali, hanno così estratto dalle acque scure un’auto. All’interno, il senza vita di una donna di 72 anni: una scoperta che però, lungi dal chiudere il caso, ne ha aperto uno ben più complesso e macabro.

L’intervento dei sommozzatori e il secondo cadavere

Se il recupero della settantaduenne – la cui identità è stata accertata grazie alla denuncia della figlia – è stato immediato, le operazioni non si sono però concluse con l’estrazione del primo. La dinamica, al momento ancora avvolta nel mistero più fitto, e alcune evidenze raccolte sul posto hanno subito insospettito gli inquirenti. Gli stessi vigili del fuoco, data la natura del fondale e la posizione del mezzo, hanno richiesto l’intervento specialistico del nucleo sommozzatori proveniente da Torino. L’obiettivo, in questo frangente, non era tanto quello di ricostruire l’incidente – o il gesto estremo che vi ha portato – quanto quello di scandagliare ogni centimetro dell’abitacolo e dei dintorni. Un’operazione certosina, che gli operatori hanno condotto con il supporto di carabinieri delle stazioni di Legnano e del comando di Rho, resasi necessaria per fugare un dubbio agghiacciante: la presenza di un’altra vittima.

L’ipotesi investigativa e i rilievi dei carabinieri

Poco dopo, la conferma che sposta il baricentro dell’inchiesta. Nelle stesse acque, i palombari hanno individuato e recuperato il cadavere di un uomo di circa 80 anni. Le acque del laghetto ne custodivano dunque due, seppur in circostanze che gli investigatori stanno ancora cercando di mettere nero su bianco. Per l’anziano, a differenza della donna, gli inquirenti non hanno ancora ricevuto alcuna denuncia di scomparsa che lo riconducesse a un contesto familiare. Se per la settantaduenne la catena della memoria si era interrotta con la telefonata della figlia, per l’ottantenne – al momento – si tratta di un’identità tutta da scrivere. La scena che si è presentata agli occhi dei soccorritori non lasciava spazio a facili letture: l’auto era finita giù da una rampa, precipitando nello specchio d’acqua, e l’ipotesi più battuta dagli investigatori, in attesa dell’autopsia, è quella del suicidio. Un gesto volontario, l’aver lasciato andare il mezzo, che però non spiega ancora la presenza della seconda vittima.

Il giallo del doppio decesso e le verifiche in corso

Sarebbe stato forse un patto, un tragico destino comune o semplicemente una coincidenza assurda? A Nerviano, per ora, nessuna certezza. La salma della donna di 72 anni, la cui scomparsa era stata regolarmente denunciata, è stata la prima a riemergere dall’oblio dell’acqua. Tuttavia, l’attenzione degli inquirenti – già alta per la macabra scoperta – si è concentrata quasi subito sul secondo. Cosa legasse l’uomo alla donna, se non il luogo e l’ora della morte, è al vaglio degli inquirenti. I carabinieri di Legnano hanno avviato un’indagine a tutto campo, cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti delle due vittime e di capire se l’incidente (o il gesto estremo) abbia coinvolto prima uno e poi l’altro, o se entrambi si trovassero nell’auto al momento dell’impatto. Le verifiche, minuziose e serrate, procedono ora attraverso i rilievi scientifici e l’esame dei mezzi fluviali, mentre l’intera comunità attende che la scienza e il lavoro delle forze dell’ordine sciolgano un nodo che, al momento, appare terribilmente stretto.

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