Nerviano Medical Sciences, l'attesa per il tavolo al Mimit e le incognite sul futuro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'atmosfera che gravita intorno al polo di ricerca oncologica di via Pasteur, da tempo considerato un fiore all'occhiello del settore farmaceutico lombardo, rimane carica di apprensione, in una fase delicatissima che ne potrebbe segnare il destino. La proprietà, il fondo cinese Pag, dopo aver annunciato lo scorso settembre una procedura di licenziamento collettivo che investe ben 73 ricercatori su un organico complessivo di 123 unità per il ramo di ricerca, ha di fatto creato un vuoto d'incertezza, il quale si prolunga nonostante le dichiarate intenzioni di trovare una soluzione alternativa. "C’è molta preoccupazione. Il centro ricerche va salvaguardato", ha affermato con toni che riflettono lo stato d'animo generale la consigliera regionale del M5S Paola Pizzighini, commentando quanto emerso nel corso di una nuova audizione in Commissione Attività Produttive, un ulteriore passo in un iter che sembra procedere tra mille cautele e la crescente concretezza di una vendita del ramo NerPharma.

Le mosse istituzionali e le prospettive di salvataggio

Proprio mentre in Regione Lombardia si discuteva della faccenda, l'attenzione si è parallelamente spostata verso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove è atteso un nuovo, cruciale incontro. Quel tavolo, fortemente voluto dalle parti sociali e dai rappresentanti politici del territorio, rappresenta forse l'ultima spiaggia istituzionale per scongiurare il peggio e tentare di preservare un patrimonio di conoscenze e competenze che, come sottolineato da più voci, trascende i confini locali. A dare un barlume di speranza, seppur flebile, sono le quattro manifestazioni d'interesse pervenute per acquisire il ramo d'azienda dedicato alla ricerca, un segnale che indica come il potenziale scientifico di Nerviano Medical Sciences non sia passato inosservato, nonostante le evidenti difficoltà finanziarie che stanno mettendo a repentaglio la sua stessa esistenza.

La mobilitazione e le voci dal mondo del lavoro

La tensione per le sorti del centro non si è limitata alle aule delle commissioni regionali o ministeriali, ma ha trovato una sua eco vibrante anche all'esterno, attraverso la mobilitazione di chi, in quella struttura, ci lavora e ne conosce il valore intrinseco. Una delle voci più forti è stata quella di Mario Principe, segretario generale di Cgil Ticino Olona, il quale, in una lettera aperta indirizzata alle istituzioni alla vigilia dell'incontro al Mimit, ha lanciato un appassionato appello, definendo il centro un "patrimonio nazionale". Con un linguaggio che va ben oltre le semplici rivendicazioni di categoria, Principe ha scritto: "Il Paese deve reagire. Perché a Nerviano non si difende solo un luogo di lavoro. Si difende la speranza. Si difende la vita", ponendo l'accento sulla missione ultima della ricerca che lì viene condotta.

Un asset strategico nel limbo

La vertenza, che ormai si protrae da mesi, ha dunque messo in luce la fragilità di un ecosistema, quello della ricerca d'eccellenza, che fatica a trovare una stabilità duratura nonostante la sua riconosciuta importanza strategica. L'ipotesi della vendita del ramo NerPharma, se da un lato potrebbe rappresentare una via d'uscita per salvaguardare almeno una parte delle attività e dei posti di lavoro, dall'altro introduce elementi di ulteriore complessità e ritardo, lasciando i dipendenti in un limbo angoscioso. L'auspicato tavolo ministeriale dovrà pertanto misurarsi con questa intricata matassa, cercando di conciliare le esigenze della proprietà finanziaria con la tutela di un bene considerato, da molti, un pilastro per il futuro della ricerca oncologica in Italia, la cui eventuale dispersione costituirebbe una perdita difficilmente calcolabile.

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