Mondiali di atletica, Nairobi nel 2029 e Monaco di Baviera nel 2031: Roma esclusa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Roma non ospiterà i Campionati Mondiali di atletica leggera del 2029 e nemmeno quelli del 2031. Il Consiglio di World Athletics, riunito a Budapest per la sua 242ª sessione, ha assegnato le due edizioni alla capitale keniota Nairobi e a Monaco di Baviera, escludendo le candidature della Capitale e di Londra. La decisione segna una svolta storica per la federazione internazionale, che per la prima volta porta la rassegna iridata outdoor nel continente africano.

La scelta di Nairobi e il peso del continente africano

Nairobi succede a Tokyo, che aveva battuto la stessa città keniota nella corsa per i Mondiali del 2025, e a Pechino, dove si disputerà l'edizione del 2027. La capitale del Kenya aveva già ospitato i Mondiali Under 18 nel 2017 e quelli Under 20 nel 2021, oltre a ospitare stabilmente il Kip Keino Classic, meeting inserito nel circuito Continental Tour Gold dal 2020. Lo stadio Kasarani, che sarà la sede della manifestazione, è attualmente interessato da una ristrutturazione completa in vista della Coppa d'Africa del 2027.

Il presidente di World Athletics, Sebastian Coe, ha spiegato le ragioni della scelta con parole che mettono in luce la valenza simbolica dell'operazione: «Nairobi ha presentato una candidatura avvincente ed emozionante, e portare i Campionati Mondiali di atletica in Africa per la prima volta sarà storico». Coe ha poi aggiunto che era importante che i Mondiali arrivassero nel continente africano solo quando esistevano «l'ospite giusto, la candidatura giusta e le circostanze giuste», sottolineando come Nairobi abbia dimostrato in modo inequivocabile che questo fosse il suo momento.

Monaco di Baviera e il ritorno in Germania

L'edizione del 2031, la ventitreesima della storia, si disputerà invece allo Stadio Olimpico di Monaco di Baviera, riportando la manifestazione in Germania per la terza volta dopo Stoccarda 1993 e Berlino 2009. L'impianto bavarese, già teatro degli Europei di atletica nel 2022, si trova all'interno dell'Olympiapark, un complesso che World Athletics ha definito «un simbolo di sostenibilità» e che sarà gestito secondo i più alti standard ambientali.

Coe ha motivato anche questa scelta ricordando che «la Germania ha dimostrato più e più volte di essere un ospite eccezionale e affidabile per i grandi eventi di atletica». Berlino 2009 resta una delle edizioni più memorabili dei Mondiali, con la nazionale tedesca in testa al medagliere, e la Germania ha successivamente confermato il suo appeal organizzando con successo gli Europei del 2022 proprio a Monaco.

La delusione di Roma e le reazioni italiane

Per l'Italia si tratta di una sconfitta pesante, considerando che la candidatura di Roma era stata sostenuta dalla Fidal e coperta finanziariamente dal governo per l'edizione del 2029. L'unica volta in cui il nostro Paese ha ospitato i Mondiali di atletica rimane dunque il 1987, quando la rassegna si disputò allo Stadio Olimpico di Roma. La bocciatura della Capitale riduce anche le possibilità di una futura candidatura olimpica della città.

Il presidente di World Athletics ha comunque riconosciuto il valore delle proposte italiane e britanniche: «Abbiamo avuto la fortuna di ricevere quattro candidature eccellenti per il 2029 e il 2031, per il Consiglio non è stata una decisione facile». La qualità, l'ambizione e l'impegno dimostrati da tutte e quattro le città candidate, ha aggiunto Coe, «sottolineano la forza e il richiamo globale dei Campionati Mondiali di Atletica Leggera».

Sulla vicenda è intervenuto anche il numero uno del CONI, Giovanni Malagò, che ha commentato la mancata assegnazione con una riflessione sulle dinamiche che guidano le scelte delle federazioni internazionali. «Quando gli organismi internazionali assegnano la locazione di un mondiale o di un europeo ci sono tante componenti. A volte non scegli quello che ha i migliori requisiti, a volte scegli per altri motivi, per un messaggio al continente o per un messaggio di supporto a una via di sviluppo per Paesi che riteniamo ancora in fase di sviluppo».

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