Dallavalle, il salto della vita: è argento nel triplo
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Redazione Sport
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C’è un momento, nella carriera di un atleta, in cui concentrazione, talento e coraggio convergono in un’unica, definitiva prova. Per Andrea Dallavalle, quel momento cruciale si è materializzato durante il sesto e ultimo salto della finale del triplo ai Mondiali di Tokyo, quando, superato ogni limite personale fino a toccare i 17,64 metri, il venticinquenne di Piacenza ha non solo strappato un argento inatteso ma ha anche scritto il suo nome a caratteri indelebili nella storia dell’atletica leggera italiana. Fino a quel tentativo risolutivo, infatti, era rimasto escluso dal podio per un solo, beffardo centimetro.
La finale, che si preannunciava come un possibile trionfo per il cubano naturalizzato italiano Andy Diaz, leader della stagione e campione del mondo indoor, ha invece riservato un esito clamoroso, ribaltando ogni pronostico. Diaz, del quale ci si attendeva una prestazione di vertice, ha invece faticato sin dal suo primo approccio alla pedana, concludendo la sua serie iniziale con un nullo – causato da una rincorsa tutt’altro che fluida – che ne ha pregiudicato irrimediabilmente la gara e l’agonismo.
A dominare la competizione, imponendo la sua straordinaria classe, è stato il portoghese Pedro Pichardo, che ha siglato la misura vincente di 17.91 metri proprio all’ultimo turno di salti, aggiudicandosi così la medaglia d’oro. Tuttavia, è indubbio che la serata abbia avuto come assoluto protagonista l’italiano Dallavalle, capace di gestire la pressione con una freddezza invidiabile e di esprimere il meglio di sé quando ormai sembrava tutto deciso.




