Dallavalle d'argento nel triplo: l'Italia ritrova un campione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Andrea Dallavalle, che aveva scelto di non guardare l'ultimo salto decisivo del portoricano Pichardo, pregando tutte le divinità affinché quell'atteso rivale commettesse un errore, ha conquistato un argento mondiale di straordinario valore a Tokyo. Il suo misura, 17.64 metri, identica a quella che valse il bronzo olimpico ad Andy Diaz a Parigi, si è rivelata sufficiente per il secondo gradino del podio, sebbene l'oro sia sfuggito per un soffio nell'ultima, drammatica rotazione.

L'atleta piacentino, reduce da una preparazione segnata da problemi fisici che ne hanno limitato le uscite – questa in Giappone era infatti la sua prima gara stagionale all'aperto – ha saputo trovare la condizione migliore nel momento cruciale. «Sapevo di star bene», ha spiegato Dallavalle con una lucidità che riflette la sua maturità sportiva, «ed era il momento giusto per dimostrarlo», nonostante i fastidi alla caviglia che ne avevano condizionato l'estate.

Quella di Dallavalle appare come una medaglia costruita sulla costanza e su un talento ereditato in un ambiente familiare profondamente legato all'atletica. È cresciuto, infatti, nel campo Pino Dordoni dell'Atletica Piacenza, un luogo dove il caos gioioso dei ragazzi che corrono e saltano è il panorama quotidiano, e dove la sua ascesa è stata seguita con particolare affetto. Suo padre Fabrizio, con orgoglio, attribuisce i geni dei salti alla madre di Andrea, a sottolineare come lo sport sia una questione di famiglia.

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