Necropoli Ostiense, una nuova scoperta cambia i piani per uno studentato
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Redazione Interno
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Il sottosuolo di Roma, si sa, è un palinsesto infinito di storie che aspettano solo di essere lette, e l’ultima pagina di questo lungo racconto è venuta alla luce in via Ostiense, a due passi dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura. Durante i lavori di scavo preliminari alla costruzione di uno studentato da centoventi posti letto, voluto da Camplus per conto dell’Università Roma Tre, gli archeologi della Soprintendenza Speciale di Roma si sono imbattuti in qualcosa di ben più prezioso di un semplice parcheggio, l’area che fino a ieri occupava il lotto. A circa un metro di profondità, è riemerso un settore completamente sconosciuto della Necropoli Ostiense, uno dei complessi funerari più estesi della capitale antica, e la rilevanza del ritrovamento, per stato di conservazione e ricchezza dei reperti, ha subito imposto una riflessione sul destino dell’intero progetto edilizio.
Tombe affrescate e sepolture a fossa: il racconto di uno scavo
L’area portata alla luce si presenta come uno spaccato fedele delle pratiche funerarie romane, con una stratificazione che copre un arco temporale dal I secolo a.C. al IV d.C. Gli archeologi, diretti da Diletta Menghinello, hanno individuato un nucleo principale composto da cinque edifici funerari in muratura, allineati e caratterizzati da coperture a volta, ai quali si aggiunge una sesta struttura posta perpendicolarmente alle altre: un’organizzazione degli spazi, quest’ultima, che suggerisce la presenza di un cortile interno attorno al quale ruotava l’intero complesso. Si tratta verosimilmente di colombari, ovvero camere sepolcrali fornite di nicchie destinate ad accogliere urne cinerarie, e se lo scavo è ancora in una fase preliminare, ciò che già si può ammirare è un apparato decorativo di pregio, con frammenti di intonaci dipinti a motivi vegetali, stucchi e raffigurazioni della simbologia funeraria come Oranti o Vittorie Alate che reggono corone d’alloro. A completare il quadro, in un’area più vicina al tracciato stradale moderno, sono stati rimessi in luce un’aula absidata e un altro grande ambiente con resti di una pavimentazione a mosaico, la cui funzione esatta dovrà essere chiarita dal prosieguo delle indagini.
Dalla cremazione all’inumazione: i corpi e i loro rituali
Se i mausolei affrescati raccontano la Roma imperiale e il rito della cremazione, tipico di un ceto sociale elevato che poteva permettersi sepolcri monumentali, lo scavo ha restituito anche le tracce di una fase successiva, databile tra il III e il IV secolo d.C., quando il rituale funerario mutò radicalmente a favore dell’inumazione. Alle spalle del settore monumentale, separata da un lungo muro in blocchetti di tufo, è stata trovata una necropoli più modesta, con decine di sepolture a fossa semplici, spesso sovrapposte le une alle altre in una fitta successione che indica un uso intensivo e prolungato dell’area. Gli antropologi della Soprintendenza hanno già cominciato a esaminare i resti ossei: sono emersi gli scheletri di circa cinquanta individui, in gran parte maschi adulti tra i venti e i trent’anni, ma anche una donna di circa trent’anni. Le analisi paleopatologiche, come ha spiegato l’antropologo Walter Pantano, mostrano segni di usura e patologie riconducibili a lavori pesanti, segno che questi ultimi sepolti appartenevano a ceti sociali più umili, probabilmente operai o artigiani legati alle attività delle vicine cave. In un caso, sul petto di un defunto è stato rinvenuto un chiodo di ferro, probabilmente parte di un rituale apotropaico romano volto a scacciare gli spiriti maligni nel passaggio all’aldilà.
La tutela del patrimonio e il futuro dello studentato
Di fronte a una scoperta di tale portata, il meccanismo dell’archeologia preventiva, spesso percepito come un adempimento burocratico, ha dimostrato ancora una volta la sua efficacia, trasformando un cantiere edile in un’opportunità di conoscenza. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha sottolineato come la Necropoli Ostiense continui a regalare testimonianze preziose, e la soprintendente Daniela Porro ha garantito il massimo impegno per tutelare e valorizzare il complesso. Ciò non significa, però, la paralisi dei lavori: Camplus, il gruppo che gestisce la residenza, ha già dichiarato la propria disponibilità a rivedere il progetto architettonico per integrare l’area archeologica, con l’obiettivo di rendere visitabili i ritrovamenti. Un compromesso, quello tra conservazione e sviluppo urbano, che in una città come Roma diventa spesso una sfida complessa, ma che in questo caso sembra poter trovare una sintesi virtuosa, restituendo alla cittadinanza un pezzo di storia che per secoli era rimasto nascosto.




