Putin promette rappresaglie per l’attacco allo studentato, ma Kiev smentisce: «Colpito un comando militare»
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Redazione Esteri
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Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato ritorsioni immediate – un linguaggio che riporta alla mente le fasi più cupe del conflitto – dopo aver accusato l’Ucraina di aver bombardato un dormitorio studentesco nella città di Starobil’s’k, nella regione occupata di Luhansk. Secondo quanto riportato dalla BBC, che cita fonti del Cremlino, il bilancio provvisorio parlerebbe di sei morti, trentanove feriti e quindici dispersi, tutti giovani studenti, stando almeno alla versione ufficiale russa. L’attacco sarebbe avvenuto durante la notte, con l’impiego di droni, e avrebbe colpito una struttura residenziale priva, secondo Mosca, di qualsiasi valenza militare. Putin ha definito l’azione «un atto di terrorismo» e ha già fatto sapere che la rappresaglia è in fase di preparazione, senza però specificare tempi o modalità.
La versione di Kiev: «Obiettivo militare, nessun civile»
L’Ucraina, attraverso il suo stato maggiore, ha prontamente smentito la ricostruzione russa, sostenendo che il raid notturno avrebbe in realtà centrato un centro di comando militare della Federazione Russa, attivo proprio nell’area di Starobil’s’k. Nessun dormitorio, nessuna vittima tra i civili: è questa la linea difensiva di Kiev, che respinge al mittente l’accusa di aver preso di mira intenzionalmente un alloggio per studenti. La narrativa del terrore – così come la definisce Putin – servirebbe, secondo fonti ucraine, a giustificare una nuova ondata di attacchi indiscriminati contro le infrastrutture energetiche del Paese. Intanto, le agenzie sul campo non hanno potuto verificare in modo indipendente né l’una né l’altra versione, vista l’impossibilità di accedere alla zona sotto controllo russo.
L’incendio alla sottostazione Dniprovska e il timore nucleare
In parallelo alla crisi diplomatica generata dall’episodio di Starobil’s’k, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha riferito venerdì di un incendio scoppiato alla sottostazione elettrica di Dniprovska, da 750 kilovolt, causato secondo le autorità ucraine da attività militari in corso. Le fiamme hanno provocato la parziale disconnessione di una centrale nucleare dall’alimentazione esterna, un incidente che gli esperti dell’Aiea seguono con crescente apprensione, anche se per ora i vigili del fuoco starebbero domando il rogo. Nessuna fuga radioattiva è stata finora segnalata, ma l’ennesimo episodio danneggia ulteriormente la già fragile rete elettrica ucraina, esponendo i reattori a rischi operativi non indifferenti.
Le preoccupazioni di Rubio e il vertice Nato di Ankara
Sul fronte politico-diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio – in un passaggio ripreso dalle agenzie – ha espresso «preoccupazione per le accuse di Mosca nei confronti dei Paesi baltici», senza però addentrarsi in dettagli su presunte minacce o ritorsioni imminenti. Le tensioni tra Russia e Nato restano altissime, mentre i negoziati di pace appaiono sempre più irrealistici all’orizzonte. In questo contesto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ricevuto e accettato l’invito al vertice dell’Alleanza atlantica in programma ad Ankara il prossimo luglio: «Ci saremo», hanno confermato fonti della presidenza ucraina, riprendendo lo stesso format già sperimentato al vertice dell’Aia dello scorso anno. Un’occasione, quella turca, per ribadire le richieste di aiuti militari e di una traiettoria chiara verso l’adesione, ma senza che alcuna svolta venga data per scontata.




