Putin invita alla resa i soldati ucraini, Kiev smentisce l'accerchiamento
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Redazione Esteri
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Mentre la pressione militare russa nel Donbass continua a intensificarsi, il presidente Vladimir Putin ha lanciato un appello alla resa, rivolto alle forze ucraine che definisce "circondate" nelle aree di Pokrovsk e Kupyansk. Secondo quanto riportato dal Cremlino, la situazione ricorda da vicino l'assedio dell'acciaieria Azovstal a Mariupol, un episodio che si concluse, dopo settimane di strenua resistenza, con la cattura di migliaia di militari. Putin, le cui dichiarazioni sono state riprese dall'agenzia di stampa Tass, ha inoltre affermato che la Russia sarebbe disposta a istituire una breve tregua, della durata di alcune ore, per permettere ai giornalisti di accedere ai territori sotto assedio, osservare le condizioni in cui versano i soldati e parlare direttamente con loro.
La strategia russa su Pokrovsk
Le dichiarazioni del leader russo giungono in un momento di forte pressione offensiva sul fronte orientale, dove il Cremlino sta concentrando i propri sforzi per chiudere l'assedio della città di Pokrovsk, considerata un centro nevralgico per il controllo della regione di Donetsk. Fonti giornalistiche, tra cui il Financial Times, segnalano l'invio di ulteriori duecento uomini con l'obiettivo strategico di conquistare la località entro la metà di novembre. La disparità di forze in campo, in questa specifica area, appare schiacciante: per ammissione delle stesse autorità di Kiev, i militari russi supererebbero quelli ucraini in un rapporto di otto a uno, un dato che, se confermato, delineerebbe una superiorità numerica tale da influenzare significativamente le operazioni.
La ferma smentita di Kiev
La ricostruzione di Mosca è stata però prontamente e categoricamente respinta dalle forze armate ucraine, le quali hanno bollato le affermazioni sull'accerchiamento di Kupyansk come "pura finzione e fantasia". Sebbene non neghino l'esistenza di combattimenti pesanti nella zona e nei suoi dintorni, dove le truppe russe tenterebbero di consolidare le proprie posizioni nella parte settentrionale della città, gli alti comandi di Kiev sottolineano come qualsiasi narrativa sull'accerchiamento delle proprie unità non trovi un riscontro effettivo nella realtà dei fatti sul campo. La difesa ucraina, insomma, pur riconoscendo la durezza degli scontri, rimane salda nel negare la condizione di isolamento descritta da Putin.
Il parallelo con Azovstal e il contesto più ampio
Il richiamo all'episodio di Azovstal, da parte del presidente russo, non è casuale e sembra voler esercitare una pressione di tipo psicologico e mediatico sulla leadership di Volodymyr Zelensky, esortata a prendere "le decisioni appropriate sul destino dei propri cittadini e dei propri militari". Questo parallelo con uno dei capitoli più drammatici e simbolici della guerra, che si concluse con una resa di massa, mira evidentemente a presentare la capitolazione come l'unica opzione pragmatica, scavalcando la retorica della resistenza a oltranza. Intanto, in un altro teatro europeo, si registra un nuovo avvistamento di diversi droni sopra una base militare in Belgio, un episodio che, sebbene del tutto indipendente dal conflitto, contribuisce a creare un clima di tensione e di attenzione verso le infrastrutture strategiche della NATO.




