Putin punta su Sumy, ma Kiev minimizza: "Situazione sotto controllo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’artiglieria russa martella senza sosta le aree limitrofe a Sumy, il comandante delle forze armate ucraine, Oleksandr Sirsky, insiste nel definire la situazione «stabilizzata». Una valutazione condivisa da Volodymyr Fesenko, politologo vicino alle istituzioni di Kiev, secondo il quale i bombardamenti indiscriminati sulle città ucraine sarebbero il segnale di una crescente difficoltà di Mosca nel progredire sul terreno. «Quando l’avanzata si blocca, si colpisce tutto ciò che è a tiro», osserva Fesenko, lasciando intendere che la strategia del Cremlino risponda più a una logica di logoramento che a reali successi tattici.

Il Wall Street Journal, tuttavia, dipinge uno scenario diverso: circa 50.000 soldati russi sarebbero schierati a meno di venti chilometri dalla città, pronti a sferrare un attacco su larga scala. Fonti ucraine ridimensionano la minaccia, sostenendo che le difese reggeranno, ma i continui movimenti di truppe e mezzi pesanti lungo il confine lasciano pochi dubbi sulle intenzioni di Mosca. Vladimir Putin, del resto, aveva già preannunciato questa mossa due settimane fa, dichiarando di «non escludere» un’offensiva verso Sumy.

Intanto, dalla Corea del Nord arriva un’immagine inaspettata: Kim Jong-un, inginocchiato e in lacrime durante i funerali di soldati morti in Ucraina. Un gesto che conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, il coinvolgimento di Pyongyang nel conflitto, sia pure in veste di alleato minore. Sul fronte economico, invece, Trump sembra contare sul crollo dei prezzi del petrolio per indebolire ulteriormente la Russia, privandola dei fondi necessari a sostenere lo sforzo bellico.

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