Ucraina, strage a Kiev: bilancio di 30 morti. Nuovo attacco su Sumy, uccisa una bimba

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sale ad almeno trenta il numero delle vittime accertate nel devastante attacco russo che mercoledì ha colpito la capitale ucraina, mentre proseguono senza sosta le operazioni di ricerca e soccorso tra le macerie degli edifici colpiti. Il Servizio statale di emergenza ucraino ha comunicato questa mattina che le squadre stanno lavorando in diverse zone della città, con particolare attenzione a un condominio a più piani parzialmente crollato nel distretto di Darnytskyi, e ha avvertito che il conteggio dei morti potrebbe purtroppo subire un ulteriore aggravamento.

L'attacco, definito da fonti locali come uno dei più violenti dall'inizio del conflitto, ha provocato anche circa novanta feriti, molti dei quali sono stati ricoverati in ospedale a causa delle gravi condizioni riportate.

Una pioggia di missili e droni sulla capitale

Secondo quanto riferito dall'aeronautica militare di Kiev, la notte tra mercoledì e giovedì si è abbattuta sulla capitale e sulle principali città ucraine una vera e propria valanga di fuoco, con il lancio di oltre settanta missili e quasi cinquecento droni, molti dei quali di tipo kamikaze. La contraerea ucraina è riuscita a intercettare buona parte dei vettori, ma i detriti e i missili che hanno superato le difese hanno ugualmente causato danni ingenti e vittime tra la popolazione civile.

A Kiev, oltre all'edificio residenziale di Darnytskyi, sono state colpite anche altre infrastrutture civili, tra cui un'ambulanza e un istituto scientifico, mentre le esplosioni hanno seminato il panico tra i residenti, molti dei quali hanno trascorso la notte nei rifugi antiaerei.

Il presidente Volodymyr Zelensky, che si trovava in visita ufficiale in Irlanda, è stato avvertito in anticipo dai servizi segreti dell'imminente offensiva ed è rientrato precipitosamente in patria, lanciando un appello accorato alla comunità internazionale per un sostegno militare più incisivo.

Il dramma di Sumy e l'analisi di Kuleba

La scia di sangue dell'offensiva russa non si è fermata ai confini della capitale. Durante la notte, le forze di Mosca hanno preso di mira un condominio nella città di Romensk, situata nella regione di Sumy, al confine nord-orientale con la Russia. Il bilancio di questo specifico attacco è di quattro morti, tra cui una bambina di meno di due anni, e tre feriti, come reso noto dal capo dell'amministrazione militare regionale. L'impatto del drone sull'edificio ha innescato un vasto incendio, rendendo ancora più drammatiche le operazioni di soccorso.

Nel frattempo, l'ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, figura di spicco della diplomazia di Kiev, ha offerto una lettura politica e militare degli ultimi eventi, definendo fuorviante l'idea che l'attacco su Kiev sia una semplice rappresaglia per gli attacchi ucraini in Crimea. Kuleba ha spiegato che il Cremlino, non riuscendo a ottenere vantaggi strategici sul campo di battaglia, sta intensificando il terrore sulle città per piegare la resistenza ucraina, una strategia che non porterebbe a svolte decisive sul fronte del Donbass.

Zelensky chiede la licenza per i Patriot

Nel tentativo di arginare la pioggia di missili balistici che sta mettendo in ginocchio il sistema di difesa aerea del Paese, il presidente Zelensky ha rinnovato con forza la richiesta agli Stati Uniti per ottenere la licenza che consenta all'Ucraina di produrre autonomamente i missili intercettori del sistema Patriot.

Durante il suo discorso serale, il leader ucraino ha sottolineato che la capacità di fabbricare sul proprio territorio queste munizioni avanzate rappresenterebbe un cambio di passo fondamentale per proteggere le infrastrutture critiche e le vite dei cittadini, riducendo la pericolosa dipendenza dalle scorte alleate, sempre più limitate a causa dell'aumento della domanda globale.

La richiesta arriva in un momento in cui l'Ucraina sta esaurendo le riserve di intercettori, essenziali per contrastare i missili balistici russi, mentre l'amministrazione Trump, sebbene abbia concordato con Kiev un rafforzamento delle forniture di difesa aerea durante il recente vertice di Davos, non ha ancora dato il via libera definitivo alla produzione su licenza.

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