Sparatoria a Milano: arrestato Raffaele Mascia, figlio del panettiere
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Redazione Interno
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Milano, 18 febbraio – Una tranquilla serata di sabato si è trasformata in tragedia nel cuore di piazzale Gambara, dove una sparatoria ha sconvolto il quartiere e lasciato un morto e un ferito grave. Protagonista, suo malgrado, è Raffaele Mascia, 21enne figlio del titolare della panetteria in cui è avvenuto il fatto. Arrestato per omicidio, tentato omicidio aggravato e porto abusivo di armi da fuoco, il giovane è ora al centro di un’indagine che cerca di ricostruire i dettagli di una vicenda dai contorni ancora poco chiari.
La dinamica, secondo le prime ricostruzioni, sembra essere scaturita da una discussione tra Mascia e due clienti ucraini, Ivan Disar, 49 anni, e Pavlo Kioresko, 27. Quest’ultimo è rimasto gravemente ferito, mentre Disar ha perso la vita dopo essere stato colpito da un proiettile calibro 38, arma che al momento risulta irreperibile. Proprio riguardo alla pistola, Mascia avrebbe dichiarato ai poliziotti: «Non la troverete mai. Non c’è pericolo», come riportato dal Corriere della Sera. Una frase che, oltre a lasciare intravedere una certa sicurezza, solleva interrogativi sulle modalità con cui l’arma sia stata occultata.
La titolare della vineria adiacente alla panetteria, intervistata dai giornalisti, ha descritto un rapporto di vicinato apparentemente normale. «Il figlio entrava, salutava e basta», ha raccontato, aggiungendo che Raffaele frequentava spesso il negozio del padre, gestito da Matteo Mascia, 71enne originario di Oristano ma da tempo residente a Milano. «Una volta abbiamo fumato una sigaretta insieme», ha proseguito, sottolineando però che quella sera non aveva notato nulla di insolito. «Li abbiamo visti passare, ma non sono venuti da noi a bere. Non abbiamo visto il figlio del panettiere insieme a loro».
Le indagini, ancora in corso, stanno cercando di fare luce sui motivi che hanno portato alla lite, apparentemente banale, ma culminata in un gesto estremo. La mancanza di testimoni diretti e l’assenza dell’arma del delitto complicano ulteriormente il lavoro degli investigatori, che devono fare affidamento sulle dichiarazioni di chi, come la vicina di negozio, ha solo osservato frammenti della vicenda.
Raffaele Mascia, ora in stato di fermo, è accusato di aver agito con futili motivi, un’aggravante che potrebbe pesare sul suo futuro giudiziario. Intanto, la panetteria di piazzale Gambara, luogo di lavoro e di vita per la famiglia Mascia, è diventata il simbolo di una tragedia che ha scosso non solo i parenti delle vittime, ma anche un intero quartiere abituato a considerarla un punto di riferimento.




