Pensioni, il silenzio del documento di finanza pubblica e il costo del rinvio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel documento programmatico di finanza pubblica, un tomo di centoquarantasei pagine appena approvato dal Consiglio dei ministri, la parola «pensioni» non compare neppure una volta. Un'assenza, questa, che appare tutt'altro che casuale, considerando la delicatezza dell'argomento che l'esecutivo si trova a dover affrontare a poche settimane dalla stesura della manovra di bilancio. Il cuore della questione, che il ministro dell'Economia Giancorio Giorgetti ha di fatto lasciato in sospeso tra le pieghe dei conti pubblici, risiede nel congelamento dell'aumento di tre mesi dell'età pensionabile, un provvedimento il cui costo, non indifferente, si aggirerebbe intorno ai tre miliardi di euro.

I numeri delle uscite anticipate

A rendere ancor più complesso il quadro, contribuiscono i dati sui flussi di pensionamento, i quali mostrano come, nel corso del 2024, i lavoratori che hanno chiuso con il mondo del lavoro grazie alla pensione anticipata siano stati duecentoquindicimila. Di costoro, una larga parte – centonovantacinquemila, per la precisione – non aveva ancora raggiunto il sessantacinquesimo anno di età. Una tendenza, questa, che si allinea perfettamente con quanto previsto dalla normativa del 2019 e che, al contempo, delinea un panorama dove la quota di coloro che prolungano l'attività lavorativa oltre i sessantaquattro anni rimane esigua, fermandosi a un mero diciassette per cento del totale.

Le opzioni sul tavolo del governo

Proprio per tali ragioni, il dibattito sulla riforma del sistema previdenziale, destinata a diventare un pilastro della manovra economica del 2026, si è riacceso con forza. Il governo, stando a quanto si apprende, sta valutando una serie di opzioni, alcune delle quali potrebbero modificare in maniera significativa il percorso verso la quiescenza per milioni di persone. Si va, com'è noto, dalla sospensione dell'incremento dell'età pensionabile in calendario per il 2027, fino a interventi che mirano a valorizzare il trattamento di fine rapporto per sostenere il montante contributivo. Non si esclude, inoltre, una revisione di quelle misure di flessibilità che hanno finora caratterizzato le uscite, come l'opzione donna, la cosiddetta quota 103 e il bonus che porta il nome del suo ideatore.

Lo scenario per i prossimi anni

Se le attuali tendenze nelle richieste di pensionamento anticipato dovessero confermarsi, quasi centosettantamila lavoratori, che oggi si avvicinano al traguardo, potrebbero trovarsi a dover accumulare almeno tre mesi aggiuntivi di contributi prima di accedere alla pensione. Una prospettiva che, se da un lato grava sulle scelte di bilancio di un esecutivo chiamato a trovare coperture, dall'altro disegna un futuro incerto per una fetta non trascurabile della popolazione attiva, la quale si vede costretta a rivedere i propri piani per la fine della carriera lavorativa.

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