Aurora boreale dalla Finlandia alle Dolomiti: il cielo diventa rosso
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L'aurora boreale ha illuminato i cieli della Finlandia e raggiunto anche le Dolomiti, regalando uno spettacolo di luci verdi e rosse nella notte del 10 ottobre. A Rovaniemi, capitale della Lapponia finlandese, il fenomeno è rimasto visibile per diverse ore, mentre sulle montagne italiane sono comparsi intensi bagliori rossastri. All'origine delle aurore, osservate anche in altre zone d'Europa, c'è una forte tempesta geomagnetica provocata dall'attività solare.
A Rovaniemi lo spettacolo più intenso dallo scorso gennaio
Nella città finlandese situata sul Circolo Polare Artico, il fotografo Alexander Kuznetsov ha documentato una lunga sequenza di aurore dai colori particolarmente vivaci. Secondo il suo racconto, si è trattato della manifestazione più potente osservata dopo un episodio analogo avvenuto nel gennaio 2026. Durante la notte, l'intensità delle luci è aumentata in tre momenti distinti, rendendo chiaramente riconoscibili a occhio nudo le sfumature verdi e rosse che attraversavano il cielo. Le immagini mostrano le caratteristiche forme luminose che si estendono sopra il paesaggio della Lapponia, una delle regioni più conosciute per l'osservazione di questo fenomeno naturale.
La posizione geografica di Rovaniemi favorisce la visibilità delle aurore polari, generalmente concentrate nelle regioni vicine ai poli magnetici terrestri. Le particelle cariche provenienti dal Sole, interagendo con il campo magnetico del nostro pianeta, possono penetrare nell'alta atmosfera e trasferire energia agli atomi e alle molecole dei gas presenti. Quando questi rilasciano l'energia ricevuta, producono le emissioni luminose caratteristiche delle aurore. Il colore dipende soprattutto dal tipo di gas coinvolto e dall'altitudine alla quale avviene l'interazione: l'ossigeno può generare sia emissioni verdi sia rosse, mentre l'azoto contribuisce ad altre tonalità.
Il cielo rosso sulle Dolomiti: gli scatti dal Sassolungo alle Tofane
La perturbazione geomagnetica ha prodotto effetti visibili anche sulle Alpi italiane, dove l'aurora costituisce un evento molto meno frequente rispetto alle regioni artiche. In Val di Fassa, il fotografo Manuel Bernard è riuscito a riprendere il cielo rossastro intorno alle nove di sera, realizzando una composizione che riunisce diversi elementi del paesaggio montano e della volta celeste. Nell'immagine compaiono una croce collocata lungo il sentiero che conduce alla ferrata delle Mesules, la vetta del Sassolungo e parte della costellazione dell'Orsa Maggiore, con il Grande Carro riconoscibile sopra le montagne.
Bernard, appassionato di fotografia naturalistica, ha spiegato di aver scelto deliberatamente la croce come elemento principale dello scatto, sapendo che l'intensità del fenomeno non sarebbe stata particolarmente elevata nella zona. La presenza della costellazione ha aggiunto un ulteriore dettaglio alla composizione. Il fotografo si dedica abitualmente a soggetti che spaziano dalla fauna selvatica ai grandi paesaggi, con una particolare attenzione alle riprese notturne. La fotografia alpina mostra una manifestazione dell'aurora diversa dalle grandi cortine luminose tipiche delle latitudini settentrionali, con una colorazione rossa diffusa sullo sfondo delle cime.
Un'altra testimonianza arriva da Cortina d'Ampezzo, dove l'astrofotografa Alessandra Masi ha immortalato il bagliore sopra il massiccio delle Tofane. Lo scatto mette in evidenza il contrasto tra le pareti rocciose e la luminosità dell'atmosfera, documentando la presenza del fenomeno a latitudini insolitamente basse. Le osservazioni non si sono limitate all'Italia: durante l'episodio sono state segnalate aurore anche dalla Corsica e dall'Ucraina, territori lontani dalle aree nelle quali queste manifestazioni vengono osservate abitualmente.
La tempesta solare di classe G3 e le rilevazioni degli esperti
La NOAA, l'agenzia statunitense che monitora le condizioni meteorologiche spaziali, ha confermato che l'attività geomagnetica ha raggiunto il livello G3, classificato come forte su una scala che va da G1, minore, a G5, estremo. A provocare la perturbazione è stata un'espulsione di massa coronale, cioè una grande quantità di plasma e campo magnetico emessa dal Sole, arrivata in prossimità della Terra dopo il viaggio nello spazio interplanetario. Lo Space Weather Prediction Center ha rilevato l'arrivo della perturbazione nel vento solare alle 14:34 UTC, registrando successivamente il progressivo aumento dell'attività magnetica.
Secondo l'Istituto nazionale di astrofisica, il livello di tempesta forte è stato raggiunto alle 19:58, ora italiana. Anche alcune webcam installate sulle Alpi hanno registrato un chiarore rossastro, offrendo un'ulteriore testimonianza dell'evento. Le tempeste geomagnetiche di questa intensità possono produrre effetti che non riguardano soltanto la visibilità delle aurore: le perturbazioni del campo magnetico terrestre possono interferire con le comunicazioni radio ad alta frequenza, influire sulle operazioni satellitari e provocare fluttuazioni nelle reti elettriche, soprattutto alle latitudini più elevate.
Il monitoraggio americano ha registrato un indice geomagnetico Kp pari a 7, valore compatibile con una tempesta forte. L'indice misura il livello delle perturbazioni magnetiche terrestri e costituisce uno dei principali parametri utilizzati per valutare l'attività aurorale. Nel bollettino diffuso per i giorni successivi, gli esperti hanno indicato condizioni generalmente comprese tra i livelli minore e moderato, con un massimo previsto di G2. La previsione distingueva quindi la fase più intensa dell'episodio dalle perturbazioni attese dopo il suo passaggio.
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