Il Tesoro torna sul mercato con Btp indicizzati all’inflazione e Bot, occhi puntati sul nuovo short term

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il calendario delle aste di fine febbraio si arricchisce di nuove proposte per gli investitori, con il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha messo a punto un’offerta diversificata per venire incontro alle diverse esigenze di durata e protezione del capitale. L’appuntamento è per martedì 24 e mercoledì 25 febbraio 2026, quando verranno collocati rispettivamente due Btp legati all’andamento dei prezzi nell’Eurozona e due Bot a brevissimo termine, per un controvalore complessivo che potrebbe avvicinarsi ai quattro miliardi di euro considerando anche le opzioni supplementari -8.

Per la precisione, martedì sarà la volta degli indicizzati: si tratta dell’undicesima tranche del Btp€i con scadenza agosto 2031, quello con codice ISIN IT0005657348, e della quattordicesima tranche del Btp€i con scadenza maggio 2036, contraddistinto dall’ISIN IT0005588881. Il primo, emesso originariamente nel giugno del 2025, propone una cedola annua dell’1,1% e verrà offerto in un range compreso tra i 750 milioni e il miliardo di euro, con la consueta possibilità di un’aggiunta di 150 milioni. Il secondo, che vanta una cedola più sa, l’1,8%, e una vita residua più lunga fino al 2036, avrà la medesima forchetta d’offerta e la stessa possibilità di espansione -8. La data di regolamento per entrambi è fissata al 26 febbraio.

Il giorno successivo, mercoledì 25, il testimone passerà ai Bot, i Buoni Ordinari del Tesoro, con due riaperture destinate a chi cerca scadenze ravvicinate. Verranno proposti due titoli semestrali, entrambi alla loro terza tranche: il primo, con vita residua di appena tre mesi e scadenza il 29 maggio 2026, sarà offerto per 2 miliardi di euro; il secondo, con una durata residua di cinque mesi e scadenza il 31 luglio 2026, avrà un importo offerto di 2,5 miliardi. Il meccanismo di collocamento sarà quello dell’asta competitiva, dove gli operatori presentano le loro richieste in termini di rendimento.

La protezione dall’inflazione europea e il fascino del breve periodo

L’elemento di novità, o meglio di conferma, riguarda la strategia del Tesoro di continuare a puntare sui titoli indicizzati, in un momento in cui l’inflazione, sebbene stabilizzata, rimane una variabile da monitorare. I due Btp in asta il 24 febbraio, legati all’andamento dei prezzi nell’area euro, offrono una copertura che alcuni analisti definiscono "orizzontale", nel senso che protegge da un incremento generalizzato del costo della vita in Europa, ma non necessariamente da dinamiche strettamente italiane. Questo aspetto, come spesso viene ricordato, li differenzia dai classici Btp Italia, ancorati all’indice nazionale dei prezzi al consumo -8.

Nel frattempo, l’attenzione del mercato non si concentra solo sulle nuove emissioni, ma anche sui risultati delle aste appena concluse, che hanno evidenziato una domanda sostenuta e un calo dei rendimenti. Il Tesoro ha infatti collocato Btp per 6,5 miliardi di euro, con tassi in flessione. In particolare, la terza tranche del Btp triennale con scadenza marzo 2029 ha raccolto richieste per 5,348 miliardi a fronte di un’offerta di 3,5 miliardi, con un rapporto di copertura di 1,53 e un rendimento lordo sceso all’2,36%, undici centesimi in meno rispetto all’asta precedente. Bene anche il Btp settennale con scadenza marzo 2033, collocato per 1,5 miliardi su una domanda di 2,538 miliardi, con un rapporto di 1,69.

Il confronto con i conti deposito alla luce delle nuove cedole

Tuttavia, è un’altra emissione a catalizzare l’interesse degli investitori e a sollevare il consueto dilemma: Btp o conto deposito? Martedì 24 febbraio, insieme agli indicizzati, andrà in asta anche la terza tranche del Btp short term con scadenza 28 febbraio 2028 (codice ISIN: IT0005692410), un Titolo a medio-breve termine che era già stato emesso per la prima volta il 29 gennaio scorso. Per questa riapertura, il Tesoro ha fissato un importo minimo di 2 miliardi e massimo di 2,5 miliardi, a testimonianza della forte richiesta per questo tipo di strumento che si posiziona in una fascia temporale intermedia tra i Bot e le scadenze più lunghe.

La domanda che molti risparmiatori si pongono, soprattutto in un’ottica di orizzonte contenuto, è se questo Btp short term possa rappresentare un’alternativa valida e più redditizia rispetto ai conti deposito. La risposta, come sempre, è complessa e dipende da vari fattori, a partire dalla tassazione. I titoli di Stato godono infatti di un’aliquota agevolata al 12,5% sugli interessi, mentre i conti deposito scontano una ritenuta del 26% -2-5. Un divario non trascurabile, che incide significativamente sul rendimento netto finale. A ciò si aggiunge l’imposta di bollo: dello 0,2% annuo per entrambi gli strumenti, ma con la differenza che per i conti correnti e i conti deposito non ci sono franchigie, mentre per i titoli di Stato, se custoditi in un dossier titoli, l’imposta si applica comunque -3-7.

Dal punto di vista della liquidità, i conti deposito offrono soluzioni diversificate: esistono prodotti vincolati, che bloccano le somme per un periodo determinato (6, 12, 18 mesi o più) in cambio di un tasso più alto, e prodotti liberi o svincolabili, che permettono di rientrare in possesso del capitale in qualsiasi momento, magari rinunciando agli interessi maturati -5. I Btp, al contrario, offrono una cedola fissa e la possibilità di essere venduti in qualsiasi momento sul mercato secondario (MOT), ma questa operazione espone al rischio di prezzo: se i tassi di mercato salgono, il valore del titolo diminuisce e, vendendo prima della scadenza, si potrebbe subire una perdita in conto capitale. I Btp short term, per la loro durata contenuta, sono meno sensibili a queste fluttuazioni rispetto a titoli più lunghi, ma il rischio non è azzerato -8.

I conti deposito, d’altro canto, offrono la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per banca, un elemento di sicurezza che prescinda dall’andamento dei mercati finanziari -2. La scelta, quindi, non è univoca: il Btp short term può risultare più conveniente per chi ha un orizzonte temporale definito e punta a sfruttare il vantaggio fiscale, accettando una minima volatilità. Il conto deposito, invece, potrebbe essere preferito da chi desidera la massima tranquillità sul capitale nominale e la semplicità di un prodotto bancario, magari frazionando la liquidità su più istituti per rientrare nei massimali di garanzia. La partita, come sempre, si gioca sui dettagli e sulle esigenze personali.

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