Tesoro, botta e risposta con il mercato: collocati 4,5 miliardi tra Btp short e indicizzati all’inflazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina del debito pubblico, si sa, non si ferma mai, e il ministero dell’Economia, con la consueta cadenza, ha provveduto a rifornire le casse statali attraverso una nuova sessione d’asta che ha visto protagonisti i titoli di Stato a breve termine e quelli legati all’andamento dei prezzi nell’Eurozona. L’operazione, andata in scena martedì 24 febbraio, ha permesso al Tesoro di piazzare prodotti finanziari per un controvalore complessivo che ha raggiunto la soglia massima prevista, ovvero 4,5 miliardi di euro, a testimonianza di una domanda che, nonostante il contesto di tassi in movimento, si mantiene solida -4.

L’asta ha rappresentato un test importante per valutare l’appetito degli investitori, istituzionali e non, verso due tipologie molto diverse tra loro di obbligazioni governative. Da un lato, infatti, è stata collocata la terza tranche del Btp short term con scadenza fissata al 28 febbraio 2028, uno strumento dalla vita residua contenuta che paga una cedola annua lorda del 2,2% e che si rivolge a chi cerca un orizzonte temporale più breve e una minore esposizione alle fluttuazioni dei tassi lunghi -4-8. Dall’altro lato, il Mef ha riaperto due posizioni relative ai Btp indicizzati all’inflazione europea, i cosiddetti Btp€i, che offrono una protezione del capitale e delle cedole dalla perdita di potere d’acquisto: parliamo dell’undicesima tranche del Titolo con scadenza agosto 2031 (cedola annuale dell’1,1%) e della quattordicesima tranche di quello in scadenza maggio 2036, che stacca invece una cedola annua dell’1,8% -4-8.

Andando nel dettaglio dei numeri, per quanto riguarda il Btp short term febbraio 2028, l’importo emesso è stato di 2,5 miliardi di euro, centrando così il massimo della forchetta, compresa tra i 2 e i 2,5 miliardi, che era stata comunicata in precedenza dal Tesoro -2-4. La richiesta, pari a 4,043 miliardi di euro, ha generato un rapporto di copertura di 1,62, un dato che indica un interesse superiore all’offerta, sebbene in leggero calo rispetto alle tornate precedenti -4. Un elemento di sicuro interesse per chi segue l’andamento del debito sovrano è stato il rendimento di questo titolo, che ha fatto segnare una flessione di dieci punti base attestandosi al 2,16%, un segnale questo che può essere interpretato come una diminuzione del premio richiesto dal mercato per detenere il debito italiano a due anni -4.

Passando ai titoli legati all’inflazione, entrambi i Btp€i in asta hanno raccolto 1 miliardo di euro ciascuno, toccando anch’essi il limite massimo dell’offerta che era stata annunciata -2-4. La domanda per la scadenza più breve, quella del 2031, è stata di 1,75 miliardi, con un rapporto di copertura di 1,75, mentre per la scadenza più lunga, il 2036, le richieste sono state di 1,735 miliardi, per un rapporto di copertura di 1,74; anche in questo caso, la domanda ha dunque superato l’offerta -4. Anche per questi strumenti si è assistito a un calo dei rendimenti rispetto alle precedenti emissioni: il Btp€i a cinque anni (agosto 2031) ha visto il suo rendimento scendere allo 0,84%, mentre quello a dieci anni (maggio 2036) è sceso all’1,51%, con una flessione anche in questo caso di dieci punti base per entrambi -4.

Il bis di fine mese: in arrivo l’asta da 9 miliardi tra Btp e Ccteu

Ma l’appetito del Tesoro non si è esaurito con l’asta di martedì. Il calendario di fine febbraio, infatti, presenta un altro appuntamento di rilievo, fissato per giovedì 26, quando il Mef tornerà sul mercato con un’offerta ancora più sa, mirata a collocare titoli a medio-lungo termine per un importo complessivo che potrebbe toccare i 9 miliardi di euro -5. Le operazioni di sottoscrizione, per le quali il pubblico può prenotarsi entro il 25 febbraio, riguarderanno tre diverse tipologie di prodotto, a dimostrazione della volontà di coprire l’intera gamma delle curve dei rendimenti: verranno proposte nuove tranche del Btp a 5 anni, del Btp a 10 anni e del Ccteu, il certificato di credito del Tesoro a tasso variabile -5-9.

Per i due Btp a tasso fisso, il Tesoro ha già annunciato le caratteristiche delle tranche in emissione. Per quanto riguarda il Btp con scadenza 1° febbraio 2031 (codice ISIN IT0005671273), si tratta della nona tranche di un titolo emesso originariamente nell’ottobre del 2025, che stacca una cedola annuale del 2,85% e per il quale l’offerta sarà compresa tra un minimo di 2,25 e un massimo di 2,75 miliardi di euro -5. Per la scadenza più lunga, il Btp con scadenza 1° febbraio 2036 (codice ISIN IT0005676504), alla sua settima tranche, la cedola annuale è del 3,45% e l’importo offerto oscillerà tra i 3,25 e i 3,75 miliardi di euro -5.

Completa il trittico, e non è certo l’ultimo per importanza, il Ccteu con scadenza 15 aprile 2035 (codice ISIN IT0005680753), giunto alla sua quinta tranche. Questo strumento, la cui cedola è variabile e legata all’andamento del tasso Euribor a sei mesi, maggiorato di uno spread dello 0,8%, rappresenta un’alternativa per chi intende scommettere su un rialzo dei tassi futuri o, più semplicemente, desidera diversificare il portafoglio con un titolo meno sensibile alle variazioni dei tassi di interesse rispetto a un Btp a tasso fisso di analoga durata -5. Per il Ccteu, la forchetta d’offerta è stata fissata tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro -5. Gli operatori attendono ora di vedere come il mercato assorbirà questa nuova ondata di debito pubblico, in una settimana che si conferra particolarmente intensa per la tesoreria statale.

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