Paragon, il caso si allarga: anche David Yambio tra le vittime dello spionaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso Paragon, che vede al centro l’uso illegale di spyware per intercettare attivisti, giornalisti e figure politiche, si complica ulteriormente con l’aggiunta di un nuovo nome alla lista delle vittime: David Yambio, attivista sudanese e fondatore della rete Refugees in Libya. Yambio, già noto per le sue denunce contro il comandante libico Najeem Osama Almasri, accusato di crimini contro l’umanità, ha recentemente rivelato di essere stato preso di mira da un attacco informatico riconducibile al software della società israeliana Paragon, utilizzato in modo illecito per spiare i suoi dispositivi.

Yambio, rifugiato politico in Italia e portavoce di un collettivo che denuncia le violenze subite dai migranti nei centri di detenzione libici, ha ricevuto un avviso da Apple che lo informava del tentativo di intrusione nel suo telefono. Un messaggio, visionato dal Guardian, che lascia pochi dubbi: “Probabilmente sei stato preso di mira in modo specifico a causa di chi sei o di cosa fai”. L’attivista, che già teme per la sua sicurezza dopo aver testimoniato contro Almasri, ha descritto come il suo telefono si comportasse in modo anomalo nei mesi scorsi, un dettaglio che ora trova una spiegazione inquietante.

Il caso Paragon, emerso pubblicamente a novembre, ha visto finora oltre 90 persone colpite da questo tipo di spionaggio, tra cui figure come Luca Casarini, Beppe Caccia e Francesco Cancellato. Casarini, ex portavoce di Sea-Watch, ha recentemente presentato una denuncia-querela al tribunale di Palermo, chiedendo di fare luce sui mandanti dell’operazione. “Devono dirci se c’è una procura che ha disposto l’attività di spionaggio”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di identificare chi ha ordinato l’inoculazione dello spyware nei suoi dispositivi.

La vicenda di Yambio si intreccia con quella di Almasri, il generale libico arrestato in Italia lo scorso 19 gennaio e poi rimpatriato in Libia con un volo di Stato, nonostante sia ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Yambio, che ha vissuto in prima persona le violenze delle milizie libiche, è stato uno dei testimoni chiave contro di lui. La sua inclusione tra le vittime di Paragon solleva interrogativi sulle motivazioni dietro questi attacchi, che sembrano colpire chi, in un modo o nell’altro, rappresenta una minaccia per certi poteri.

Il software di Paragon, sviluppato per uso militare e venduto esclusivamente a governi occidentali, è stato utilizzato in modo improprio per monitorare attivisti e giornalisti, violando le norme sulla privacy e sollevando preoccupazioni sulla diffusione di queste tecnologie. Le indagini, ancora in corso, cercano di ricostruire la catena di comando che ha portato a questi attacchi, ma il quadro rimane frammentario e carico di ombre.

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