Spionaggio e caos istituzionale: il caso Paragon divide il governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La questione dello spionaggio attraverso il software Graphite, prodotto dalla società israeliana Paragon Solutions, continua a far discutere, mettendo in luce contraddizioni e tensioni all’interno dell’esecutivo. A denunciare una situazione “fuori controllo” è stata Debora Serracchiani, esponente del Partito Democratico, che ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di chiarire in Parlamento il ruolo del governo in una vicenda che tocca da vicino la sicurezza nazionale e le libertà dei cittadini. “Ministri che si contraddicono, ministri che non rispondono, un sottosegretario delegato ai servizi che classifica informazioni impedendone la pubblicità e un ministro che, smentendo il sottosegretario, fornisce informazioni asseritamente classificate”, ha dichiarato Serracchiani, sottolineando come il caso abbia assunto contorni sempre più opachi.

Intanto, a Napoli, la Procura guidata da Nicola Gratteri ha aperto un’inchiesta per accertare le condizioni di impiego del virus spia Graphite, sospettato di essere stato utilizzato per intercettare giornalisti e responsabili di Ong. La denuncia, presentata nei giorni scorsi, punta a far luce su chi abbia avuto accesso allo spyware e con quali autorizzazioni, in un contesto in cui le attività di intelligence sembrano aver oltrepassato i limiti della legalità.

Sul fronte politico, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto per fare chiarezza, rispondendo alle interrogazioni parlamentari presentate da Partito Democratico e Italia Viva. Nordio ha smentito categoricamente che la polizia penitenziaria abbia mai fatto uso del software, contraddicendo così le voci che avevano indicato questa forza come l’unica ad aver ammesso l’impiego di Graphite. “Nessun intercettato dal ministero della Giustizia”, ha affermato il ministro, cercando di porre un argine alle polemiche.

Tuttavia, le sue dichiarazioni non hanno placato le critiche dell’opposizione. Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva, durante il question time alla Camera ha ironizzato sulla situazione, definendola “la Repubblica delle banane”. “Anziché costringerci a sfogliare la margherita, diteci una volta per tutte cosa è accaduto”, ha esclamato Faraone, evidenziando la frustrazione di un centrosinistra che chiede trasparenza su una vicenda che sembra sfuggire di mano.

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