Chi mente sullo spionaggio di Paragon? Questa vicenda puzza, il governo deve spiegare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vicenda che vede al centro Paragon Solutions, l’azienda israeliana produttrice del software di spionaggio Graphite, si è ulteriormente complicata. Secondo quanto riportato dal Guardian e da Haaretz, i rapporti commerciali tra l’Italia e la società israeliana sono stati interrotti bruscamente. Una decisione che arriva dopo le rivelazioni sull’uso del software Graphite per spiare 90 persone in venti Paesi, tra cui giornalisti, attivisti e membri della società civile. Tra le vittime italiane, spicca il nome di Luca Casarini, capomissione dell’ong Mediterranea Saving Humans, che da anni si occupa di ricerca e salvataggio in mare dei migranti. Casarini, 57 anni, ha dichiarato di essere stato preso di mira a causa del suo impegno nel denunciare le malefatte in Libia, attività che lo avrebbero reso un bersaglio per chi vuole dipingerlo come “il capo degli scafisti”.

La scoperta delle violazioni è stata resa nota da Meta, la società che gestisce WhatsApp, che ha informato Casarini e altri, tra cui il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, della compromissione dei loro telefoni. Graphite, considerato uno dei software di spionaggio più sofisticati al mondo, è in grado di infiltrarsi nei dispositivi senza lasciare traccia, accedendo a messaggi, chiamate e dati personali. Una tecnologia che, secondo le indagini, sarebbe stata utilizzata per monitorare individui scomodi, in un’operazione che solleva interrogativi inquietanti sulle responsabilità e sulle connivenze.

Di fronte alle accuse, il governo italiano ha rilasciato un comunicato attraverso Palazzo Chigi, prontamente smentito da Paragon Solutions. La società israeliana, infatti, ha negato ogni coinvolgimento diretto nell’uso illecito del software, affermando di non aver mai autorizzato operazioni di spionaggio contro civili. Tuttavia, la mancata collaborazione delle autorità italiane nel chiarire la vicenda ha portato Paragon a interrompere i rapporti commerciali con il nostro Paese. Una mossa che, secondo alcune fonti citate dal Guardian, sarebbe stata dettata dalla volontà di distanziarsi da uno scandalo che rischia di macchiare ulteriormente la reputazione dell’azienda.

Intanto, il legal team di Mediterranea Saving Humans è già al lavoro per avviare indagini approfondite. Casarini, da parte sua, ha annunciato che chiederà accertamenti per far luce su quello che definisce un “attacco alla democrazia”. La vicenda, però, non si limita a lui. Tra le vittime italiane ci sarebbero almeno altre sei persone, i cui nomi non sono ancora stati resi noti. Il caso solleva domande cruciali: chi ha autorizzato l’uso di Graphite in Italia? Quali sono i reali obiettivi di questa operazione? E, soprattutto, perché il governo non ha ancora fornito risposte chiare?

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