Columbia espelle studenti coinvolti in proteste pro-palestinesi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Columbia University ha deciso di espellere o sospendere alcuni degli studenti che lo scorso anno hanno partecipato alle proteste pro-palestinesi, tra cui coloro che hanno occupato la Hamilton Hall, uno degli edifici simbolo dell’ateneo. La misura, annunciata ufficialmente dall’università, ha incluso anche la revoca del titolo di studio per alcuni degli studenti coinvolti. La decisione arriva a seguito dell’arresto di Mahmoud Khalil, attivista ritenuto uno degli organizzatori delle manifestazioni, avvenuto nelle scorse settimane.

Le proteste, che hanno visto centinaia di studenti mobilitarsi contro il conflitto tra Israele e Hamas, hanno portato a momenti di tensione sia dentro che fuori dal campus. L’occupazione della Hamilton Hall, in particolare, era stata uno dei punti culminanti della mobilitazione, con dimostranti che avevano barricato l’edificio per ore prima di essere rimossi dalle forze dell’ordine.

Intanto, a New York, le proteste pro-palestinesi hanno raggiunto anche la Trump Tower, dove ieri un gruppo di attivisti dell’organizzazione Jewish Voice for Peace è stato arrestato dopo aver occupato l’atrio del grattacielo. I manifestanti, che gridavano slogan come “Liberate la Palestina” e chiedevano il rilascio di Mahmoud Khalil, sono stati rimossi dalla polizia dopo alcune ore di protesta. Gli arresti sono stati 98, secondo quanto riferito dalle autorità.

La situazione si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato da una crescente polarizzazione sulle questioni legate al conflitto israelo-palestinese. Philippe Lazzarini, capo dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, ha recentemente lanciato un allarme sulla crisi finanziaria che sta mettendo a rischio la sopravvivenza dell’ente. “Se l’agenzia dovesse crollare,” ha dichiarato Lazzarini all’Afp, “sacrificheremmo una generazione di bambini, privandoli dell’istruzione e spargendo semi per ulteriori estremismi.”

Le parole di Lazzarini sottolineano le conseguenze potenzialmente devastanti di un eventuale collasso dell’Unrwa, che da decenni fornisce assistenza e istruzione a milioni di rifugiati palestinesi. La crisi finanziaria dell’agenzia, aggravata dai tagli ai finanziamenti internazionali, rischia di lasciare senza supporto una popolazione già fortemente vulnerabile.

Nel frattempo, le proteste continuano a infiammare le strade di diverse città, con attivisti che chiedono maggiore attenzione alla situazione dei palestinesi e la fine delle ostilità. Le azioni di gruppi come Jewish Voice for Peace, che riuniscono ebrei critici verso le politiche israeliane, dimostrano come il dibattito sia sempre più articolato e complesso, attraversando anche le stesse comunità ebraiche.

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