La ragazza scomparsa a Foggia si era rifugiata a Firenze: "Sono andata via con lui, volevo lasciare la strada"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha atteso dodici giorni, nascosta tra la folla di una città d'arte, prima di avvicinare una volante della polizia e raccontare la sua verità. Elena Rebeca Burcioiu, la ventunenne rumena di cui si erano perse le tracce il 2 marzo nelle campagne tra Foggia e San Severo, è riemersa ieri pomeriggio a Firenze, in zona stadio, in buone condizioni di salute e in compagnia di quel giovane connazionale con cui, quella mattina, era salita a bordo di una Bmw nera. La sua scomparsa, che aveva fatto temere il peggio, attivando ricerche con droni e cani molecolari, si è così risolta in una fuga volontaria, dettata dalla volontà di sottrarsi a una realtà fatta di sfruttamento e violenza.

Nata in Romania e arrivata in Italia appena tre mesi fa insieme a un'amica trentottenne, Elena aveva inizialmente cercato lavoro come bracciante agricola nel nord barese, ma le difficoltà economiche l’avevano presto spinta, insieme alla coinquilina, a prostituirsi lungo la Statale 16, un tratto di asfalto tristemente noto per il giro del racket. Una vita che la ragazza non avrebbe mai voluto fare, come avrebbero in seguito riferito alcune testimonianze, e dalla quale cercava disperatamente una via d'uscita. L'occasione, per lei, si è materializzata nella figura di un ragazzo poco più grande, conosciuto probabilmente lo stesso giorno della scomparsa, e con il quale ha deciso di allontanarsi, lasciandosi tutto alle spalle.

Il gesto, seppur volontario, porta con sé il peso di un'esistenza segnata da pressioni e minacce. Nei giorni precedenti la fuga, Elena e l'amica erano state avvicinate da un uomo di origine albanese che, secondo la denuncia presentata dalla trentottenne, pretendeva il pagamento di centocinquanta euro ogni tre giorni per poter continuare a lavorare su quella strada, o in alternativa voleva che le due si prostituissero per lui. Un meccanismo estorsivo che rappresenta il primo gradino di un controllo capillare del territorio, attraverso il quale le organizzazioni criminali impongono un vero e proprio pizzo su ogni angolo di marciapiede.

Per non essere rintracciata, per recidere quel filo che la legava a un'esistenza di sopraffazione, Elena si è disfatta del cellulare, gettandolo sul ciglio della strada, e del suo giubbotto di pelliccia bianca, ritrovati poi dagli investigatori e inizialmente interpretati come inquietanti indizi di un possibile sequestro. La sua amica, in preda alla preoccupazione dopo che la telefonata con Elena si era interrotta bruscamente lasciando intravedere una voce maschile in sottofondo, ne aveva denunciato la scomparsa, innescando una macchina delle ricerche che si è estesa su tutto il territorio nazionale.

Ed è stato probabilmente il tam-tam mediatico di quegli appelli, la consapevolezza che la sua immagine stava rimbalzando su cronache e notiziari, a spingere Elena a farsi avanti. Fermando la volante, ha ribadito più volte agli agenti di stare bene e di aver scelto di sua spontanea volontà di seguire quell'uomo, aggiungendo di essersi liberata del telefono perché l'amica la cercava in modo insistente, rischiando di far scoprire il suo rifugio. Della loro permanenza nel capoluogo toscano, emergono i primi frammenti di una quotidianità ritrovata, fatta di passeggiate nel centro storico e di una serata in discoteca, lontano dall'asfalto e dalle minacce.

La scelta di sparire per ricominciare

L’allontanamento della giovane si inserisce in un quadro più ampio e complesso di fragilità. Orfana e senza legami familiari in Romania, Elena rappresenta il profilo tipico di chi finisce nella rete dello sfruttamento sessuale: donne giovani, spesso sole, con un bisogno disperato di denaro e protezione. La sua fuga, più che una semplice avventura sentimentale, assume i contorni di un gesto estremo di autoconservazione, un tentativo di riappropriarsi di un futuro che la strada le aveva negato.

Un epilogo che apre nuovi interrogativi

La posizione del giovane rumeno che era con lei, la cui identità è al vaglio degli inquirenti, rimane al momento defilata, con la ragazza che ha tenuto a precisare di essere con lui di sua volontà. Restano ancora da ricostruire nei dettagli tutti gli spostamenti della coppia in quei dodici giorni, ma ciò che appare chiaro è la determinazione di Elena: quella mattina del 2 marzo, quando è salita su quell'auto, ha compiuto una scelta netta per sottrarsi a una vita di stenti e violenza. Una scelta che l'ha portata lontano da Foggia, in una Firenze che per dodici giorni è stata la sua città del silenzio, prima che la necessità di chiarire la sua posizione la spingesse a uscire dall'ombra.

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