Bertolaso: medici di famiglia nelle Case della Comunità, accordo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bertolaso definisce “pannicello caldo” l’accordo sui medici di famiglia nelle Case della Comunità per l’attuazione del Pnrr, intervenendo durante un incontro stampa post Giunta a Palazzo Lombardia dedicato allo stato di avanzamento del modello di assistenza territoriale. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia ribadisce una posizione già espressa prima dell’approvazione del testo dell’Accordo collettivo nazionale, sottolineando come l’intesa non risolva le criticità del sistema. Il confronto si inserisce nel percorso di riorganizzazione della medicina territoriale e coinvolge la presenza dei medici di medicina generale nei nuovi presidi. L’attenzione resta alta sulle modalità con cui il personale sanitario verrà impiegato nelle strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, con particolare riferimento all’organizzazione del servizio nelle aree di prossimità.

Accordo nazionale tra Regioni, sindacati e Pnrr sulle Case della Comunità

L’intesa sui medici di famiglia nelle Case della Comunità nasce da una revisione della convenzione tra medici di medicina generale e sistema sanitario, maturata dopo lo stop alla riforma del settore e a pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno fissata come limite operativo. L’accordo è stato raggiunto tra la Sisac, la Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati che rappresenta le Regioni, e i sindacati Fimmg e Fmt, con il successivo via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il quadro si collega all’attuazione delle strutture finanziate dal Pnrr e riguarda anche realtà territoriali come quelle del Friuli Venezia Giulia, dove le Case di Comunità indicate sono 23. L’obiettivo dichiarato è garantire la presenza dei professionisti nei nuovi presidi previsti dal piano di riorganizzazione dell’assistenza territoriale.

Ore di servizio e compensi nella nuova convenzione dei medici di famiglia

La nuova convenzione prevede che i medici di medicina generale possano svolgere fino a un massimo di sei ore settimanali nelle Case della Comunità, inserite nel modello degli enti sanitari intermedi previsti dalla riforma dell’assistenza territoriale. L’accordo definisce anche un compenso orario di 40 euro per l’attività svolta nei nuovi presidi, con l’obiettivo di regolamentare la presenza dei professionisti nelle strutture finanziate dal Pnrr. La misura si inserisce nel più ampio processo di riorganizzazione della sanità territoriale, che punta a rafforzare il ruolo dei medici di famiglia all’interno dei servizi di prossimità. Il sistema delineato dall’intesa mira a stabilire un quadro operativo uniforme per l’impiego dei camici bianchi nelle Case della Comunità.

Regioni e partecipazione volontaria: il caso Veneto

Nel contesto regionale emergono posizioni differenziate sulla partecipazione dei medici di famiglia alle Case della Comunità. In Veneto, lo Smi sottolinea che la presenza dei medici di medicina generale è su base volontaria, come previsto dall’Accordo Integrativo Regionale per la medicina generale. La firma dell’Air viene motivata proprio da questa impostazione, che consente ai professionisti di aderire all’attività nelle strutture e di recedere in qualsiasi momento con un preavviso minimo di 60 giorni. L’articolo 4 dell’accordo disciplina nel dettaglio la gestione della presenza nei nuovi presidi, definendo modalità di adesione e flessibilità operativa all’interno del sistema di assistenza territoriale, con particolare attenzione all’organizzazione del lavoro nelle Case della Comunità.

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