Madame, tra “Disincanto” e denunce: “Il sistema musicale? Ricatti e soldi spariti”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Francesca Calearo, meglio conosciuta dal grande pubblico come Madame, ha scelto i microfoni di Radio2 per un assolo che non ha nulla di musicale, anzi: è brutalmente parlato, sincero, quasi terapeutico. “Racconto il mio mondo, il dolore della realtà e la caduta delle illusioni”, ha esordito la cantautrice vicentina debuttando lunedì 20 aprile in “Radio Disincanto”, uno spazio all’interno del programma “Il Pomeriggio di Radio2” dove l’artista, attraverso cinque tappe quotidiane, intende sviscerare il vero prezzo della libertà e quella “necessità di liberarsi dalle bugie” che permea il suo ultimo lavoro discografico. Non si tratta di mero intrattenimento, come tiene a precisare lei stessa, ma di un percorso intimo che affronta il trauma del passaggio all’età adulta, l’impatto con la realtà e la fine di quell’incantesimo infantile che protegge dalle complessità del mondo.

Il ritorno discografico e il “disincanto” come metodo

È uscito il terzo album di Madame per Sugar Music, un progetto intitolato “Disincanto” che arriva a tre anni di distanza dal precedente e che, nelle quattordici tracce che lo compongono, mette in scena una sorta di rinascita personale dopo un periodo di vuoto e silenzio. Il concetto che dà il titolo al lavoro non è la semplice disillusione, bensì una nuova forma di libertà: il coraggio di prendere posizione, di raccontare la propria verità accettando che questa possa essere messa in discussione, riconoscendo che non tutto è bianco o nero e che, molto spesso, le domande contano più delle risposte. In contemporanea con l’uscita del disco, le radio hanno iniziato a programmare il singolo “VOLEVO CAPIRE CON MARRACASH”, un dialogo identitario dove i due artisti si interrogano su cosa resti di una persona una volta sottratti amore, status sociale e denaro.

La denuncia al sistema: radio, producer e riviste

Tuttavia, a catalizzare l’attenzione nelle ore successive all’uscita del disco non è stata solo la sfera emotiva di Madame, quanto la sua lucida e spietata analisi del sistema musicale. Attraverso versi durissimi, l’artista ha rotto quella che definisce una “cospirazione del silenzio”, puntando il dito contro dinamiche che – a suo dire – tutti conoscono ma che nessuno ha il coraggio di denunciare pubblicamente. Nel brano “Come stai?”, Madame parla apertamente di “ricatti della radio per i festival”, alludendo a un meccanismo perverso dove la programmazione di un brano è condizionata alla partecipazione dell’artista a determinate feste o eventi collaterali. Ma l’accusa non si ferma qui: la cantautrice denuncia le “ladrate dei producer che fan cresta sul lavoro che fanno altri al posto loro”, un riferimento chiaro – sebbene mai esplicitamente confermato per evitare querele – a quelle figure che si prendono meriti e compensi spettanti ad altri. E ancora, lo sguardo si allarga sulle riviste di settore, con un passaggio che sembra colpire Esse Magazine, accusata di promuovere solo artisti legati a determinate major con cui la testata intrattiene collaborazioni economiche, trasformando le recensioni in operazioni commerciali a ore.

L’ammissione di fragilità e il linguaggio popolare

A muovere questa rabbia, come rivelato in alcune interviste a stampa, non è la semplice voglia di polemica, ma un profondo senso di ingiustizia maturato durante i due anni di silenzio che hanno preceduto il disco. Madame ha raccontato di aver vissuto un periodo di vuoto creativo e fragilità mentale, superato anche grazie a un percorso di cura che l’ha aiutata a fare chiarezza sui rapporti umani e sulle dinamiche del mestiere. “Lo sanno tutti, io lo dico. Mi piace mettermi nella mrda”, ripete l’artista, giustificando la scelta di un linguaggio volutamente popolare e diretto, lontano dagli intellettualismi che pure avevano caratterizzato i suoi esordi. In un panorama musicale – italiano e globale – che lei descrive come dominato dalla “decadenza, dalla retorica e dalla ripetizione a sfinimento”, dove ogni artista attinge a un modello prestabilito per non scontrarsi con le playlist radiofoniche, l’uscita di “Disincanto” rappresenta un tentativo di squarciare il velo. Un tentativo che, lungi dal limitarsi al pettegolezzo, cerca di restituire dignità a un mestiere che l’artista percepisce come soffocato dalle logiche di mercato, laddove l’obiettivo principale sembra essere diventato la visualizzazione sui social network a discapito della creatività.

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