Asta di Stato: il Tesoro punta su CCTeu e Btp con tassi in lieve rialzo
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha intensificato la sua attività sul mercato del debito, proponendo agli investitori un ventaglio di strumenti finanziari che, sebbene differenti per scadenza e struttura, riflettono un contesto di tassi ancora sostenuti. Dopo il collocamento di un BOT semestrale e di un Btp short term, avvenuti con esiti positivi nei giorni immediatamente precedenti, l’attenzione si sposta ora su un pacchetto più articolato, comprendente un Certificato di Credito del Tesoro in euro e due Buoni del Tesoro poliennali. L’operazione complessiva, che si concretizzerà nell’asta del 27 novembre 2025, mira a raccogliere risorse fresche per le casse dello Stato, cercando di intercettare la domanda di portafogli diversificati, attratti sia dalla protezione inflazionistica sia dalla stabilità dei rendimenti fissi.
Il nuovo CCTeu con scadenza decennale
Tra i titoli in offerta spicca il CCTeu aprile 2035, la cui prima emissione risale allo scorso 15 ottobre, che rappresenta una novità significativa per la sua durata decennale. Questo certificato, il cui tasso cedolare semestrale lordo è stato fissato all’1,468%, equivalente a un tasso annualizzato del 2,903%, incorpora uno spread dello 0,8% che ne costituisce la caratteristica più distintiva, legando le sue prestazioni all’andamento dell’inflazione. L’ammontare complessivo dell’emissione, per la quale verrà attribuito un nuovo codice ISIN, è compreso tra un minimo di 3,5 e un massimo di 4 miliardi di euro, a cui si aggiunge un’asta supplementare da 1,2 miliardi. Il regolamento delle sottoscrizioni, così come per gli altri titoli in asta, è previsto per il 1° dicembre 2025, mentre il primo stacco della cedola avverrà il 15 aprile 2026.
I due Btp in programma: medio e lungo termine
Accanto al CCTeu, il Tesoro metterà all’incanto due Buoni del Tesoro poliennali, orientati verso segmenti di scadenza differenti. Il primo è il Btp febbraio 2031, una quinta tranche emessa inizialmente il 1° ottobre 2025, che offre una cedola annuale lorda del 2,85%. Il secondo, il Btp febbraio 2036, è una terza tranche partita il 3 novembre dello stesso anno, con un tasso cedolare più elevato, fissato al 3,45% lordo annuo. Per entrambi, l’importo di emissione oscilla tra i 2,25 e i 2,75 miliardi di euro ciascuno, con un’asta supplementare da 550 milioni per ognuno. Sommando le forchette massime, l’operazione sui due Btp potrebbe quindi portare nelle casse dello Stato fino a 5,5 miliardi di euro, un importo considerevole che testimonia il fabbisogno finanziario del paese.
Il contesto delle aste immediatamente precedenti
Questa nuova tornata di aste giunge a chiusura di una settimana già ricca di emissioni, che ha visto il Tesoro affrontare il mercato con titoli a più breve scadenza. Mercoledì 26 novembre, infatti, è stato collocato con successo un BOT semestrale in scadenza a maggio 2026, per un ammontare complestivo di 7,5 miliardi di euro, che ha registrato un rendimento prossimo al 2,05% e una domanda di oltre 10 miliardi. Martedì 25 novembre, invece, era toccato all’undicesima tranche del Btp short term con scadenza ad agosto 2027, il quale, offrendo una cedola annua del 2,1%, è stato piazzato per l’intero ammontare massimo previsto di 2 miliardi di euro, sfiorando un rendimento del 2,2%.




