Attentato a Sigfrido Ranucci, un ordigno fa esplodere le sue auto a Pomezia
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Redazione Interno
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Nella notte, un atto intimidatorio di gravità inaudita ha preso di mira il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma Report. Un ordigno, piazzato con deliberata violenza sotto l’automobile parcheggiata davanti alla sua abitazione, nella zona di Campo Ascolano a Pomezia, ha prodotto un’esplosione di tale potenza da disintegrare parzialmente il veicolo. L’onda d’urto, propagandosi con ferocia, non ha risparmiato nulla di ciò che le si parava innanzi, causando danni significativi a un’altra autovettura di proprietà della famiglia, utilizzata dalla figlia, e persino all’abitazione vicina, in un contesto residenziale dove episodi del genere risultano, per loro natura, ancora più destabilizzanti.
L’immediata reazione delle forze dell'ordine
Sul posto, dopo la deflagrazione che ha squarciato il silenzio, sono immediatamente intervenuti i carabinieri, ai quali si sono affiancati con prontezza gli uomini della Digos, chiamati a indagare sulla matrice di un gesto che oltrepassa la semplice intimidazione, i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dell’area e la polizia scientifica, la cui opera di raccolta delle evidenze risulta fondamentale per ricostruire la dinamica e identificare i responsabili. La zona, transennata per delimitare il perimetro delle operazioni, ha offerto allo sguardo dei primi soccorritori uno scenario di devastazione, che testimoniava, senza ombra di dubbio, la pericolosità dell’esplosivo utilizzato.
Le indagini della Procura e le garanzie del ministro
La Procura competente ha prontamente avviato un’inchiesta, mentre il Prefetto è stato informato senza indugio riguardo all’accaduto. A seguito dell’episodio, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato di aver “dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura a sua protezione”, una presa di posizione che sottolinea la serietà della questione e l’impegno delle istituzioni a garantire l’incolumità del giornalista colpito. L’episodio, che per le sue caratteristiche e la sua esecuzione ha tutti i connotati di un monito plateale e calcolato, si inserisce in un clima di tensione che investe, in modo particolare, chi svolge indagini giornalistiche scomode.
Le valli di solidarietà del mondo dell’informazione
Dal mondo del giornalismo, intanto, si sono levate valli di solidarietà verso Ranucci e la sua famiglia, espresse in maniera emblematica dal Premio Giornalistico “Città di Foiano”, il quale ha voluto manifestare la sua “profonda solidarietà e vicinanza al collega”, definendo l’accaduto un “gravissimo atto intimidatorio”. Queste reazioni spontanee evidenziano la percezione comune di un attacco che, colpendo un singolo professionista, intacca uno dei pilastri fondanti della democrazia, ovvero la libertà di informazione e di espressione, minacciata da metodi che richiamano alla mente pagine buie della storia recente del paese.




