Sigfrido Ranucci, rafforzata la scorta dopo l'attentato: quattro agenti e due auto blindate
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Redazione Interno
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Il Viminale ha disposto l'innalzamento al livello due delle misure di protezione per il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta "Report", incrementando significativamente l'apparato di sicurezza che lo tutela dopo il grave attentato subito lo scorso 17 ottobre. Quel giorno, una potente esplosione, causata da una bomba collocata sotto l'autovettura, distrusse completamente il mezzo del giornalista mentre era parcheggiato davanti alla sua abitazione nella frazione di Campo Ascolano, nel comune di Pomezia, episodio che ha immediatamente aperto un fronte investigativo di massima priorità.
Le nuove misure di protezione disposte dal ministero
La decisione ministeriale, che segue una valutazione di rischio aggiornata, si traduce in un dispositivo rafforzato che prevede l'impiego di due autovetture blindate – una in più rispetto alla dotazione precedente – e di quattro agenti di scorta permanentemente a disposizione del giornalista. Alle risorse mobili si aggiunge, a presidio della residenza nella zona di Pomezia, una presenza fissa di militari dell'Esercito, dislocati con il compito di vigilare sull'area e prevenire ulteriori minacce alla sua incolumità, la quale è considerata ancora seriamente compromessa nonostante le indagini in corso.
Il contesto investigativo e gli sviluppi paralleli
Il potenziamento della tutela fisica avviene in un momento particolarmente delicato del percorso giudiziario, mentre la Procura di Roma conduce le proprie indagini per identificare i mandanti e gli esecutori materiali dell'attentato. Parallelamente, sul versante parlamentare, il Copasir – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – ha formalmente richiesto, negli scorsi giorni, di acquisire la parte secretata del resoconto dell'audizione che lo stesso Ranucci ha tenuto dinanzi alla Commissione di Vigilanza Rai il 5 novembre scorso, segnale di un interesse istituzionale elevato attorno alla vicenda e ai suoi possibili risvolti.
L'ipotesi dell'hackeraggio e il contributo dell'ex agente
Un ulteriore tassello, che amplia il quadro delle possibili piste, riguarda l'ipotesi di un tentativo di compromissione della privacy e della sicurezza del giornalista attraverso mezzi digitali. In proposito, la magistratura romana si appresta ad ascoltare le dichiarazioni di un ex agente dei servizi, un tempo in forza al Sisde e successivamente condannato nell'ambito della nota inchiesta sui dossier Telecom-Pirelli, il quale ha avanzato la tesi di un presunto hackeraggio del telefono di Ranucci. La sua testimonianza, che riprende contenuti già parzialmente trattati in una puntata di "Report" andata in onda il 16 novembre, si affianca agli accertamenti tecnici già svolti privatamente sul dispositivo del conduttore, i quali, stando alle informazioni disponibili, avrebbero per il momento dato esito negativo senza però escludere definitivamente la possibilità di intrusioni esterne.




