La Norvegia vola verso i Mondiali, mentre a Oslo la politica entra in campo
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Redazione Sport
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La Norvegia, che ha schiacciato per 5-0 Israele in una serata altrimenti segnata dai disordini, non è più soltanto la prima forza del proprio girone di qualificazione. Con un rendimento statisticamente superiore a qualsiasi altra formazione europea nella storia delle qualificazioni mondiali, la squadra guidata in attacco da Erling Haaland ha ormai un piede e mezzo nella fase finale del torneo del 2026. Un successo, quello contro gli israeliani, che di per sé non sarebbe sufficiente a sancire l'aritmetica promozione, la quale richiederebbe invece un crollo di portata quasi irreale nelle tre gare rimanenti, considerando che all'Italia, inseguitrice, servirebbe un recupero di diciannove reti di differenza. Ciò non toglie che il distacco, sia in classifica che sul piano del gioco espresso, appaia incolmabile, un divario che la vittoria per 2-1 degli azzurri nello scontro diretto di qualche giorno fa non è riuscita a mascherare.
Un cammino trionfale offuscato dalle tensioni
La partita, che si è disputata all'Ullevaal di Oslo, è stata però ben più di una semplice, seppur netta, vittoria di calcio. L'evento sportivo è stato infatti accompagnato, e in parte oscurato, da significative proteste di piazza legate al conflitto a Gaza, le quali hanno costretto le autorità a un imponente dispiegamento di forze dell'ordine. Centinaia di manifestanti, molti dei quali indossavano le maglie della nazionale palestinese, hanno dato vita a un corteo che, muovendosi dal parlamento norvegese, ha tentato di raggiungere l'impianto di gioco; alcuni di loro, come riportato, hanno provato a sfondare le barriere di sicurezza, innescando una reazione della polizia che ha fatto uso di gas lacrimogeni per disperdere la folla e proceduto a diversi arresti.
La risposta delle forze dell'ordine
La scena fuori dallo stadio è stata quindi quella di una città in subbuglio, con le strade invase dai fumogeni accesi dai dimostranti e dalle nuvole del gas irritante, il cui impiego è stato giustificato dalle autorità come misura necessaria per garantire lo svolgimento regolare dell'incontro e la sicurezza pubblica. Questi episodi, che hanno diviso l'opinione dei tifosi locali sulla legittimità della partecipazione di Israele alle competizioni internazionali in un momento di così alta tensione politica, hanno finito per rubare la scena alla prodezza calcistica dei padroni di casa, proiettando sull'evento sportivo le ombre di un conflitto internazionale.
Il percorso verso la qualificazione
Nonostante il clima teso, la squadra norvegese ha mantenuto la concentrazione in campo, portando a casa una vittoria che la colloca in una posizione di enorme vantaggio. Per vedere ufficialmente il proprio nome tra le qualificate, ai norvegesi basterà ora una vittoria nell'imminente confronto casalingo con l'Estonia, previsto per il 13 novembre, un risultato che, date le forze in campo, appare alla portata. Solo un cataclisma sportivo, che passi anche per una sconfitta nell'ultimo turno a San Siro contro l'Italia, potrebbe a quel punto fermarli, ma la differenza reti accumulata rende questa evenienza puramente teorica.




