Referendum giustizia, affluenza alle 12 al 14,92 per cento con l’Emilia Romagna in testa
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Redazione Interno
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Si è chiusa la prima rilevazione parziale dell’affluenza per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, quella delle ore 12, che ha restituito un quadro di partecipazione, seppur iniziale, caratterizzato da una certa vivacità in alcune aree del Paese e da un andamento altalenante su gran parte del territorio nazionale. Gli italiani, chiamati a esprimersi sulla revisione degli articoli della Costituzione che riguardano l’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della Corte disciplinare, hanno raggiunto una percentuale media del 14,92%. Un dato, questo, che seppur lontano dai picchi di affluenza registrati in altre consultazioni referendarie su un solo giorno, si inserisce in una dinamica di voto che, come si evince dai numeri parziali, presenta già delle significative disuguaglianze geografiche.
A trainare la partecipazione in questa prima fase è, senza sorpresa, l’Emilia Romagna, che si conferma regione a forte mobilitazione civica toccando il 19,44% degli aventi diritto recatisi alle urne entro mezzogiorno. Il dato regionale, che supera di circa cinque punti percentuali la media nazionale, trova la sua massima espressione nella provincia di Bologna, dove l’affluenza ha sfiorato il 21,1%, con punte nel capoluogo che hanno superato questa soglia. Seguono, in questa graduatoria del primo pomeriggio, il Friuli Venezia Giulia con il 17,86% e la Lombardia con il 17,57%. In quest’ultima regione, il dato provinciale più alto si registra a Cremona (18,89%) mentre Milano, pur mantenendosi sopra la media nazionale, si attesta intorno al 17,3%.
Al contrario, le regioni meridionali e insulari mostrano, al primo scrutinio delle ore 12, un'affluenza decisamente più contenuta. La Calabria segna il dato più basso con il 9,74%, seguita a stretto giro dalla Basilicata con il 9,84% e dalla Sicilia con il 10,06%. Anche la Campania si colloca su valori inferiori alla media nazionale, pur mostrando un incremento rispetto a consultazioni precedenti, come evidenziato dal dato di Napoli città, che si attesta al 12,15%. La variabilità tra un’area geografica e l’altra, già evidente in questa prima rilevazione, potrebbe delineare scenari di voto profondamente diversificati nelle prossime ore.
Sul piano procedurale, le urne resteranno aperte fino alle 23 di oggi, per poi riaprirsi domani, lunedì 23 marzo, dalle 7 fino alle 15, quando scatterà immediatamente lo spoglio delle schede. Trattandosi di un referendum confermativo, come noto, il risultato è valido a prescindere dal raggiungimento del quorum, elemento che rende l’affluenza non un parametro di validità ma un dato politico di particolare interesse per interpretare la portata della mobilitazione. Tra le peculiarità di questa tornata, va segnalata l’esclusione del voto per i fuori sede, che restano circa cinque milioni a non poter esprimersi lontano dal comune di residenza, se non attraverso la figura dei rappresentanti di lista, un’opzione già preclusa con la chiusura dei termini per le registrazioni.
Tra i seggi più affollati della mattinata, spiccano i commenti di alcuni esponenti politici che hanno già adempiuto al proprio dovere civico. Uscendo dal liceo Galvani, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha sottolineato la presenza di tanta gente, interpretandola come un segnale di civiltà, un’impressione suffragata dal dato particolarmente alto registrato nel capoluogo emiliano. Nella stessa città, anche il sindaco Matteo Lepore, dopo aver votato alle scuole Cesana alla Barca, ha voluto rimarcare l’importanza della consultazione, collocandola in una prospettiva storica più ampia che richiama scelte fondanti per il modello di democrazia. Dichiarazioni che riflettono l’attenzione, già evidente nei numeri, riservata alla consultazione nei grandi centri urbani del Centro-Nord.
L'analisi dei dati per aree geografiche e il confronto con i precedenti
Scendendo nel dettaglio delle singole realtà, emerge un quadro composito che conferma la tendenza a una maggiore partecipazione nelle regioni del Nord. In Liguria, l'affluenza delle 12 ha raggiunto il 17,5%, con Genova che si attesta al 18,43%. La Toscana, altra regione tradizionalmente vivace nelle tornate referendarie, registra un 16,9%, trainata dalla provincia di Firenze con un notevole 18,78% e dal capoluogo che supera abbondantemente il 20%. Anche in Veneto, con un 17,06%, la partecipazione si mantiene su livelli superiori alla media nazionale. Al contrario, il divario con il Sud appare netto: in Puglia l'affluenza si ferma al 12,12%, mentre in Sardegna si attesta appena sopra il 14%.
Un confronto con i precedenti referendum costituzionali, sebbene le condizioni di voto (monogiornaliere o bigiornaliere) cambino la prospettiva, offre spunti interessanti. Alle ore 12 del referendum del 2020, quello sul taglio dei parlamentari, l’affluenza era del 12,24%, inferiore all’attuale 14,9%. Ancora più marcato il distacco dal 2006, quando alla stessa ora si era fermata al 10,1%. L’unico dato superiore è quello del 2016, riferito però a una domenica di voto singola, che registrò un 20,14%. Rispetto alle più recenti elezioni regionali in Emilia Romagna, il dato odierno segna un incremento di circa otto punti percentuali alla stessa ora, passando dall'11,57% delle regionali 2024 all'attuale 19,5%. Una crescita simile, seppur con percentuali assolute diverse, si osserva anche a Torino, dove l'affluenza delle 12 (10,75%) supera di oltre un punto quella registrata nella tornata referendaria dell’8 e 9 giugno 2025.
Il quesito e la cornice normativa del voto
Al centro della consultazione, come recita la scheda di colore verde, c’è il quesito sull’approvazione del testo di legge di revisione degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione. Una riforma, questa, che incide profondamente sull’ordinamento giurisdizionale proponendo la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma. Si tratta di un intervento normativo di ampio respiro, per il quale il elettorale è chiamato a esprimere l’ultima parola, dopo l’approvazione parlamentare.
Sul piano operativo, il Ministero dell’Interno ha diffuso il primo dato parziale quando è stato scrutinato circa il 25% delle sezioni, un campione statisticamente significativo per tracciare le prime tendenze. Le prossime rilevazioni, previste per le ore 19 e per le 23, permetteranno di monitorare l’evoluzione della partecipazione, soprattutto in relazione alle variabili meteorologiche e all’eventuale impennata delle ultime ore di apertura dei seggi. Il dato definitivo, comprensivo anche del voto di lunedì mattina, sarà disponibile solo al termine delle operazioni di voto.
La particolare natura confermativa del referendum, che non prevede quorum, trasforma ogni singola preferenza in un elemento diretto di conferma o rigetto della legge, spostando l’attenzione più sull’esito del Sì e del No che sulla massa critica dei votanti. Tuttavia, la partecipazione, come evidenziato dagli analisti, in una consultazione priva di soglia di validità finisce per diventare un termometro politico di prim’ordine, capace di restituire il livello di mobilitazione dei diversi schieramenti. In questo senso, il dato delle 12 rappresenta già un primo indicatore della capacità di attrazione esercitata dal tema sull’elettorato attivo.
Le dichiarazioni dai seggi e i primi segnali di mobilitazione
A Bologna, dove l’affluenza ha toccato punte del 21,57% nel capoluogo, l’attenzione si è concentrata sulle parole di Romano Prodi, il quale, dopo aver votato, ha voluto sottolineare come la folla ai seggi rappresenti un fatto di civiltà. Una dichiarazione che, pur nella sua sinteticità, ha colto l’essenza di una mattinata che, in alcune città, ha visto file ordinate ma costanti fin dalle prime ore. Il sindaco Matteo Lepore, recatosi al seggio alla Barca, ha invece enfatizzato il carattere storico della scelta, paragonandola idealmente a momenti di svolta per la Repubblica.
Tali interventi, che provengono da figure politiche di spicco del centrosinistra, si inseriscono in un contesto dove la mobilitazione appare, almeno in questa prima fase, più elevata nei territori tradizionalmente vicini al fronte del Sì. La risposta del centrodestra, secondo le analisi che precedevano il voto, era attesa meno compatta, un elemento che potrebbe influenzare l’esito finale qualora l’affluenza tendesse a crescere oltre le previsioni. I prossimi aggiornamenti forniranno elementi più concreti per capire se questo divario iniziale tenderà a colmarsi o se, al contrario, si consoliderà nelle rilevazioni successive.




