"Nabucco" all'Arena di Verona incanta ministri e Angela Merkel con la regia visionaria di Stefano Poda
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’Arena di Verona ha vissuto una serata di quelle che restano nella memoria, quando la potenza del melodramma si fonde con l’audacia della regia. Il "Nabucco" di Giuseppe Verdi, andato in scena per l’inaugurazione della 102ª stagione lirica, ha trasformato l’anfiteatro in un crocevia di emozioni, tra passato e futuro, tra tradizione e sperimentazione. A guidare questo viaggio è stato Stefano Poda, regista e poliedrico artista – firma scene, costumi, luci e coreografia –, capace di plasmare uno spettacolo che ha lasciato il pubblico senza fiato.
Tra i presenti, quattro ministri e una figura di rilievo internazionale come Angela Merkel, l’ex cancelliera tedesca, che hanno assistito a un’opera rivisitata in chiave ipertecnologica. Funghi atomici, armigeri spaziali e oltre tremila costumi hanno popolato la scena, in un mix di simbolismi e effetti speciali che, però, non hanno oscurato il cuore del dramma verdiano. Le due grandi strutture rotanti, protagoniste della scenografia, solo nel finale si sono fuse in un’unica sfera-pianeta, metafora di una riconciliazione possibile dopo il conflitto.
Poda, definito da alcuni un "regista alieno" per la sua capacità di reinventare lo spazio scenico, ha dimostrato ancora una volta di padroneggiare la macchina teatrale con virtuosismo. La sua lettura del "Nabucco" ha messo in luce le tensioni eterne dell’opera – la superbia, il potere, la redenzione – restituendole con un linguaggio contemporaneo. Se alcuni hanno trovato freddo l’approccio ipergalattico, molti altri ne sono stati travolti, riconoscendo nel messaggio una risonanza con le lacerazioni del nostro tempo.




