Perseverance, il rover della Nasa guidato dall’intelligenza artificiale sul suolo di Marte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Un passo, anzi due, che valgono un balzo storico per l’esplorazione interplanetaria. Il rover Perseverance ha compiuto i primi movimenti autonomi su Marte, affidandosi esclusivamente alle decisioni di un’intelligenza artificiale generativa. Lo ha reso noto la Nasa a diverse settimane dagli eventi, precisando che il rover, lo scorso 8 dicembre, ha percorso 210 metri seguendo un tragitto pianificato dall’algoritmo. Due giorni dopo, il veicolo robotico ha proseguito il suo cammino per altri 246 metri, ancora una volta senza alcun intervento diretto da parte dei tecnici a Terra. Questi spostamenti, che sommati superano i quattrocento metri, segnano il primo utilizzo operativo di tale tecnologia per la navigazione in un ambiente alieno, un cratere la cui conformazione impone scelte di percorso complesse e non sempre prevedibili con largo anticipo.
Il video del percorso storico sul bordo del cratere Jezero
A documentare in modo spettacolare questa impresa tecnologica è stato il Jet Propulsion Laboratory, che ha diffuso un video realizzato con le immagini in soggettiva catturate dalle telecamere di navigazione del rover durante lo spostamento del 10 dicembre. Il filmato, che corrisponde al sol numero 1709 dalla discesa sul Pianeta Rosso, mostra il panorama marziano scorrere mentre Perseverance si muove lungo il bordo del cratere Jezero, l’antico bacino che il robot sta esplorando da anni alla ricerca di segni di vita passata. La sequenza, oltre a fornire una testimonianza visiva del traguardo, rende l’idea della fluidità con cui l’intelligenza artificiale ha gestito la guida, analizzando il terreno in tempo reale per individuare il passaggio più sicuro ed efficiente.
Come funziona la guida autonoma basata sui Modelli di Linguaggio Visivo
Il cuore di questa rivoluzione navigatoria risiede in una tecnologia definita Modelli di Linguaggio Visivo, un tipo di intelligenza artificiale generativa che, in questo specifico contesto, è stata addestrata a “leggere” il paesaggio marziano. Il sistema non opera in solitudine, ma integra dati provenienti da diverse fonti, combinando le immagini orbitali ad alta risoluzione fornite dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter con le informazioni dettagliate sulla topografia e sulla pendenza del suolo ricavate dai modelli digitali di elevazione. Questa sintesi di dati, alcuni dei quali acquisiti in tempo reale e altri invece pre-mappati, permette all’algoritmo di costruire una comprensione tridimensionale dell’ambiente circostante, valutando autonomamente ostacoli, pendenze eccessive e potenziali rischi, per poi generare il comando di movimento ottimale. È un processo che, riassumendo, replica e potenzia in pochi istanti il lavoro meticoloso di analisi che tradizionalmente viene svolto a terra da team di ingegneri e scienziati.
Le implicazioni per il futuro dell’esplorazione robotica
Il successo di questa dimostrazione, avvenuta senza intoppi e in una zona geologicamente interessante come il fondo del cratere Jezero, delinea scenari operativi radicalmente nuovi per le missioni spaziali robotiche. La capacità di prendere decisioni di navigazione in loco, senza la necessità di attendere le istruzioni che da Terra impiegano diversi minuti per arrivare a destinazione a causa della distanza, moltiplica esponenzialmente l’efficienza e la produttività scientifica di un rover. Alcuni di essi, liberati dai vincoli delle comunicazioni con il controllo missione, potranno coprire distanze molto maggiori in minor tempo, esplorare zone più impervie e reagire con prontezza a fenomeni transienti o a scoperte impreviste. Si tratta di un avanzamento tecnologico che, pur essendo stato testato in una dimostrazione circoscritta, getta le basi per una futura generazione di esploratori robotici molto più indipendenti, capaci di condurre indagini scientifiche complesse su mondi lontani con un grado di autonomia finora solo immaginato.




