I russi sfruttano la nebbia e avanzano su Pokrovsk, Kiev arretra a sud
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Redazione Esteri
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La nebbia, che in queste settimane avvolge le pianure del Donbass, non offusca soltanto il paesaggio ma sta diventando un'arma tattica di cui le forze russe, dopo settimane di battaglie sanguinose, hanno imparato a servirsi con efficacia. È proprio approfittando della fitta coltre che riduce drasticamente la visibilità, neutralizzando in parte la sorveglianza dei droni, che oltre trecento militari sono penetrati in profondità nell'abitato di Pokrovsk, trasformando quella che era considerata l'ultima roccaforte lungo l'autostrada per la parte di Donetsk ancora controllata da Kyiv in un nuovo, cruciale epicentro degli scontri. La città, un simbolo della resistenza ucraina, è ora il teatro della battaglia più importante di tutto il fronte orientale, le cui sorti, è evidente, determineranno l'assetto futuro dell'intera regione.
La ritirata strategica nel settore di Zaporizhzhia
Mentre a Pokrovsk si combatte casa per casa, la situazione per le forze di difesa ucraine si complica anche lungo il fronte meridionale, dove la pressione dell'artiglieria e degli assalti russi ha raggiunto un'intensità tale da rendere insostenibile la permanenza in alcune posizioni. Le unità di Kiev, esposte a un fuoco sempre più preciso e micidiale, hanno quindi annunciato di essere state costrette a un ripiegamento dalle postazioni vicine a cinque insediamenti nella regione di Zaporizhzhia; una mossa, questa, presentata come necessaria per salvaguardare la vita del personale e prevenire un potenziale accerchiamento, obiettivo strategico dichiarato del comando di Mosca.
Le dichiarazioni di Zelensky e la guerra dei cieli
Volodymyr Zelensky, nel corso di una visita ai feriti in un ospedale, ha ammesso senza giri di parole la gravità del momento, sottolineando come i russi stiano intensificando sia il numero che l'entità dei loro attacchi. Le sue dichiarazioni, diffuse attraverso i canali social, hanno indicato come priorità operativa assoluta proprio gli assi di Pokrovsk e Zaporizhzhia, dove le condizioni meteo continuano a favorire le offensive nemiche. Intanto, la guerra si estende anche ai cieli: Mosca ha rivendicato l'abbattimento di un drone ucraino in volo verso la capitale e, secondo quanto riportato da agenzie di stampa, avrebbe lanciato un attacco di rappresaglia contro la più grande base aerea della Nato, in risposta a un presunto piano di dirottare un proprio caccia.
Lo stallo diplomatico e la realtà sul terreno
In un contesto internazionale dove i negoziati diplomatici sembrano arrancare senza progressi tangibili, la realtà sul campo parla un linguaggio brutale, fatto di avanzate, ritirate e di un logoramento che continua a mietere vittime. L'esercito ucraino, in attesa di decisive forniture di armamenti, si trova a dover gestire una difesa elastica su un fronte vastissimo, cercando di contrastare la superiorità di fuoco avversaria e di evitare, al tempo stesso, quelle manovre di accerchiamento che rappresentano la minaccia più immediata. La situazione, per ammissione delle stesse autorità di Kiev, rimane estremamente difficile.




