Legge caregiver, via libera dalla Camera: cosa cambia
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Redazione Interno
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La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, introducendo una disciplina organica per le persone che assistono quotidianamente un familiare con disabilità, non autosufficiente o fragile. Il provvedimento riconosce formalmente il ruolo svolto nell'attività di cura e prevede, accanto alle tutele, anche un sostegno economico per una parte dei caregiver. Il testo, composto da quattro Capi e 18 articoli, interviene sulla definizione della figura, sulle modalità per ottenere il riconoscimento e sugli strumenti destinati a conciliare assistenza, lavoro e studio.
Come viene definito il caregiver familiare
La nuova disciplina individua come caregiver familiare una persona maggiorenne che assiste e si prende cura del coniuge, della parte dell'unione civile, del convivente di fatto, di un figlio, di un parente o di un affine entro il secondo grado, con alcune estensioni previste fino al terzo grado. La persona assistita deve rientrare nelle condizioni stabilite dalla normativa, tra cui la disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104 del 1992, la titolarità dell'indennità di accompagnamento oppure la non autosufficienza individuata secondo la disciplina vigente. La persona assistita potrà indicare fino a tre caregiver e potrà sostituirli o revocarli secondo le procedure previste dal provvedimento.
Una delle principali novità riguarda la distinzione del carico di assistenza in quattro profili. Il caregiver prevalente è quello che presta almeno 91 ore settimanali e convive con la persona non autosufficiente; il caregiver convivente assiste per almeno 30 ore ma meno di 91, mentre quello non convivente garantisce almeno 30 ore senza l'obbligo della convivenza. È previsto anche il profilo con impegno ridotto, riferito a chi presta almeno 10 ore settimanali e meno di 30. La quantificazione del carico assistenziale dovrà essere definita attraverso criteri nazionali uniformi e specifiche modalità di attestazione.
Il contributo economico e le tutele per chi lavora
Il sostegno economico è destinato al caregiver prevalente che rispetta precise condizioni reddituali e assistenziali. Il disegno di legge prevede un importo massimo di 1.200 euro per trimestre, corrispondente a 400 euro mensili se rapportato a un trimestre completo, con erogazione posticipata. Per accedere alla misura occorre non svolgere attività lavorativa oppure avere un reddito lordo annuo da lavoro non superiore a 3.000 euro e un ISEE non superiore a 25.000 euro; per valori ISEE compresi tra 15.000 e 25.000 euro il contributo viene ridotto proporzionalmente. La somma non concorre alla formazione del reddito e non entra nella componente reddituale dell'ISEE.
Il provvedimento interviene anche sul rapporto tra attività di cura e occupazione. Per i caregiver prevalenti e conviventi sono previste possibilità di modifica dell'organizzazione del lavoro e dell'orario, compreso il ricorso al lavoro agile quando compatibile con le mansioni svolte. Viene prevista anche una priorità per la trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale, con possibilità di tornare al tempo pieno, mentre i colleghi potranno cedere gratuitamente riposi e ferie secondo le regole stabilite dalla contrattazione collettiva. Per i genitori che assistono figli con disabilità viene inoltre estesa fino ai 18 anni la possibilità di utilizzare il congedo parentale, rispetto al precedente limite dei 14 anni.
Studenti caregiver e critiche al provvedimento
Tra le misure previste c'è anche quella destinata agli studenti che svolgono attività di assistenza familiare. Le università potranno riconoscere crediti formativi extracurriculari, facilitare la frequenza e attribuire lo status di studente lavoratore; per chi sostiene un carico assistenziale di almeno 30 ore settimanali potranno essere previsti esoneri parziali o totali dalle tasse e dai contributi universitari. L'agevolazione non costituisce dunque un'esenzione automatica per tutti gli studenti caregiver, ma una possibilità rimessa agli atenei nell'ambito delle condizioni stabilite dalla disciplina. Le competenze maturate nell'attività di cura potranno inoltre essere valorizzate ai fini formativi e, secondo le regole previste, utilizzate per l'acquisizione di qualifiche dell'area sociosanitaria.
Il via libera parlamentare ha però alimentato una forte discussione sull'ampiezza delle tutele e sulle risorse. Cittadinanzattiva ha contestato un impianto ritenuto insufficiente a trasformare il riconoscimento formale in diritti concretamente accessibili, mentre le opposizioni hanno criticato soprattutto i requisiti necessari per ottenere il sostegno economico e l'entità del contributo. La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha invece definito l'approvazione un punto di partenza per il riconoscimento del ruolo svolto dalle famiglie. Il disegno di legge dovrà ora proseguire il proprio iter parlamentare prima di poter diventare legge.
Per i caregiver prevalenti e conviventi sono contemplati la possibilità di una sostituzione temporanea nell'attività di cura, percorsi formativi gratuiti, sostegno psicologico, visite domiciliari e servizi di televisita e teleconsulto, oltre a un accesso preferenziale a determinati interventi sanitari e sociosanitari. Il caregiver viene inoltre coinvolto nei percorsi di valutazione e programmazione dell'assistenza, compresa la predisposizione del progetto di vita della persona con disabilità e, per gli anziani non autosufficienti, del Piano di assistenza individualizzato. La normativa attribuisce alle Regioni e alle Province autonome la possibilità di affiancare alle misure nazionali propri interventi territoriali.
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