Guerra in Iran, i pugliesi cambiano meta per le vacanze: “C’è chi disdice anche Egitto e New York”
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Redazione Esteri
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L’escalation militare in corso in Iran, con i suoi riverberi su gran parte del Medio Oriente, ha smontato le certezze del settore turistico pugliese, imponendo una brusca revisione dei piani di viaggio per la prossima stagione estiva. Tra gli operatori del settore, albergatori e agenzie di viaggio, prevale un clima di attesa vigile, un misto di preoccupazione per le possibili ripercussioni immediate e la consapevolezza di trovarsi di fronte a un cambio di passo nelle preferenze dei vacanzieri. La cancellazione del collegamento diretto Neos tra Bari e New York – che pure aveva destato qualche apprensione iniziale – sembra essere un nodo minore rispetto alla più ampia e complessa questione geopolitica: il conflitto modifica i flussi turistici, e la paura di conseguenze indirette sta spingendo molti a rivedere le proprie mete, con un effetto domino che dalle destinazioni mediorientali si estende fino agli Stati Uniti. Non è raro, raccontano gli addetti ai lavori, che chi aveva prenotato per località come l’Egitto o la stessa New York stia ora valutando un ripensamento o chieda espressamente di dirottare la vacanza altrove.
Le agenzie di viaggio e il braccio di ferro con tour operator e compagnie
In questo clima di incertezza, il ruolo delle agenzie viaggi è tornato centrale, quasi un ritorno al vecchio mestiere di mediatori e consiglieri in un’epoca dominata dalle prenotazioni fai-da-te. Sono loro a farsi carico di un’impresa complessa: cercare di assecondare le richieste di una clientela spaventata – che talvolta chiede di disdire anche destinazioni apparentemente lontane dal fronte – mediando con compagnie aeree e tour operator. Un’operazione, questa, che non sempre si rivela agevole, in particolare quando il viaggio era stato organizzato con largo anticipo e le richieste di modifica arrivano a ridosso della partenza. Il problema, per chi opera nel settore, è che le polizze assicurative tradizionali non coprono quello che tecnicamente viene definito “annullo precauzionale”: finché la Farnesina non classifica ufficialmente un’area come zona di guerra, disdire significa perdere quanto versato, a meno che le stesse compagnie aeree, specialmente quelle dei Paesi del Golfo, non decidano di concedere deroghe trasformando il biglietto in un voucher valido fino a un anno.
La Farnesina alza la guardia e i prezzi del carburante cambiano le abitudini
Proprio l’Unità di Crisi della Farnesina ha fornito un quadro chiaro della situazione, aggiornando l’avviso di viaggio per l’intera area del Golfo alla luce di quella che viene definita una “perdurante instabilità”. Il consiglio per i connazionali è di riconsiderare con attenzione le proprie destinazioni, limitando gli spostamenti ai soli casi strettamente necessari e preparandosi a possibili variazioni dell’operativo di volo. Per chi, invece, si trova già in quei Paesi o ha deciso di restarvi, la raccomandazione è di attenersi scrupolosamente alle disposizioni delle autorità locali e di valutare il rientro anticipato per le persone più fragili.A complicare ulteriormente il quadro, poi, c’è il caro carburanti, un fattore economico che si somma a quello geopolitico e che sta ridisegnando i contorni delle vacanze pasquali. L’aumento del greggio, conseguenza diretta delle tensioni belliche, ha fatto schizzare i prezzi alla pompa, con punte oltre i 2,50 euro al litro per il diesel in alcuni distributori, un incremento di quasi il 50% rispetto a pochi mesi fa. Questa stangata, spiegano gli addetti ai lavori, non dissuaderà chi aveva già in programma di muoversi per le festività – circa 10,8 milioni di italiani secondo un’analisi – ma sta certamente modificando la durata e la distanza degli spostamenti: si viaggerà, ma per periodi più brevi e scegliendo destinazioni più vicine a casa, un ritorno a un turismo “mordi e fuggi” che guarda al risparmio.
Il caso croato: “effetto paradossale” ma con l’avvertimento sui prezzi
Mentre il flusso turistico si ritira dall’area mediorientale, c’è chi raccoglie i frutti di questo spostamento forzato della domanda. La Croazia, in particolare, sta vivendo una sorta di rinascita last minute: il premier Andrej Plenković, parlando nei giorni scorsi a Fiume, ha definito “paradossalmente positivo” l’effetto della crisi sul turismo del suo Paese, almeno per il momento. Plenković ha rivelato di aver discusso della situazione con il direttore dell’Ente nazionale croato per il turismo, Kristjan Staničić, sottolineando però la necessità di mantenere alta la guardia sui listini in vista dell’estate. L’incremento della domanda, spinta proprio dai viaggiatori che cercano un’alternativa sicura e facilmente raggiungibile rispetto alle rotte del Golfo, rischia infatti di far schizzare i prezzi, un meccanismo di mercato che le autorità croate intendono monitorare con attenzione per non vanificare il vantaggio competitivo ottenuto. Il rischio, per una destinazione che basa gran parte della sua attrattiva sul rapporto qualità-prezzo, è quello di diventare improvvisamente meno accessibile proprio mentre cresce la richiesta.
Meta Description: La guerra in Iran spaventa i viaggiatori pugliesi, con disdette anche per Egitto e New York. Crescono i costi e cambiano le mete. La Croazia ne beneficia.




