Brugherio, il video della sparatoria alla Cascina Torrazza: otto colpi sparati a sangue freddo, nessuno dei condomini parla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bang, bang, bang, bang. Quattro, cinque, otto spari. Alle 18.12 di venerdì 13 febbraio, nel cortile interno della Cascina Torrazza alla periferia di Brugherio, Daniele M., ventisei anni, cade a terra dopo essere stato raggiunto alla schiena e a un braccio. Urla, si contorce dal dolore, grida qualcosa come “Ah, ah, ah, la schiena” mentre il padre Leonardo, cinquanta anni, che si trova lì con lui, si china per capire cosa stia accadendo, magari per soccorrerlo, ma deve subito battere in ritirata perché lo sparatore – un condomino di cinquantasette anni, Carmelo Truscello, già noto alle forze dell’ordine – punta la pistola automatica anche contro di lui e non esita a premere il grilletto un’altra volta. I colpi, esplosi ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata, centrano il genitore all’addome e a una gamba, in una sequenza che le telecamere di sorveglianza hanno immortalato e che ora i carabinieri della Compagnia di Monza stano analizzando per ricostruire ogni singolo secondo di quell’agguato, maturato, pare, per una lite legata ai posti auto o, secondo altre ricostruzioni emerse in queste ore, a un manufatto in ferro posizionato nel cortile e che il cinquantasettenne non voleva venisse rimosso.

Truscello, questo il nome completo dell’uomo arrestato in flagranza di reato nella tarda serata di venerdì, ha fatto fuoco con una pistola illegalmente detenuta, una calibro 9 che poi ha tentato di nascondere in una siepe all’esterno della corte, lì dove i militari l’hanno ritrovata e sequestrata. Non solo: nella sua abitazione, i carabinieri hanno rinvenuto altri cinquanta proiettili dello stesso calibro, un arsenale privato che nulla aveva a che fare con una legittima detenzione e che gli è valso, oltre all’accusa di duplice tentato omicidio aggravato, anche quella di detenzione illecita di arma da fuoco. La procura di Monza, con il pubblico ministero di turno, ha disposto il trasferimento dell’uomo nel carcere monzese in attesa dell’udienza di convalida, ma intorno alla vicenda resta un alone di fitto mistero, alimentato da un muro di omertà che sembra avvolgere l’intero complesso residenziale di via Torrazza.

La dinamica dell’agguato e le condizioni delle vittime, tra una cauta speranza e una lotta per la vita

Leonardo M., il padre cinquantenne originario del Pavese, è stato raggiunto dai proiettili allo stomaco e a una gamba, ferite che ne hanno reso necessario il trasporto d’urgenza con l’elisoccorso all’ospedale di Varese, dove i medici lo hanno operato e dove, pur versando in gravi condizioni, non sarebbe più in pericolo di vita. Diverso, e ben più drammatico, è il quadro clinico del figlio Daniele, ventisei anni, centrato alla schiena e al braccio sinistro mentre, secondo una prima ricostruzione, si trovava nel cortile forse per aiutare altri condomini in una disputa che non lo riguardava direttamente. Portato d’urgenza al San Gerardo di Monza, il giovane è stato subito sottoposto a un intervento chirurgico, ma la prognosi resta riservata e la lotta tra la vita e la morte, come dicono i medici, è ancora in corso, con i sanitari che non si sbilanciano circa i tempi di recupero né circa l’entità dei danni neurologici che una lesione spinale potrebbe aver provocato.

La lite che ha scatenato la furia omicida del cinquantasettense, come detto, sembra essere nata per futili motivi legati alla gestione degli spazi comuni della corte, in particolare per una questione di parcheggi o per un manufatto in ferro che qualcuno stava rimuovendo e che Truscello riteneva di sua pertinenza. Padre e figlio, che risiedono a Stradella, nell’Oltrepo Pavese, erano lì ospiti di alcuni amici o conoscenti, e si sono trovati loro malgrado coinvolti in una disputa condominiale che non li vedeva come diretti protagonisti, ma che li ha trasformati in bersagli di una violenza inaudita e del tutto sproporzionata rispetto alla causa scatenante, una violenza che ha portato un uomo già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati contro la persona a estrarre una pistola e a fare fuoco senza esitazione.

L’arresto e il silenzio assordante della Cascina Torrazza, dove vivono settanta famiglie

I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Monza, intervenuti sul posto dopo le numerose chiamate al 112 che segnalavano colpi d’arma da fuoco nella corte di via Torrazza, hanno bloccato Truscello mentre cercava probabilmente di allontanarsi o di confondersi tra i residenti, e gli investigatori, coordinati dalla procura brianzola, stanno ora lavorando per verificare la provenienza dell’arma e delle munizioni, oltre che per accertare se dietro la furia dell’arrestato ci siano anche altri motivi, magari vecchi rancori o dissapori mai sopiti con i vicini di casa. E proprio i vicini, coloro che abitano alla Cascina Torrazza, un edificio di due piani in mattoni rossi dove vivono una settantina di famiglie, hanno chiuso ogni possibile canale di comunicazione con l’esterno: nessuno parla, nessuno rilascia dichiarazioni, tutti si barricano dietro un silenzio che sa di paura, se non di omertà, alimentato forse dalla diffidenza che regna in certi contesti di periferia o dal timore di ritorsioni da parte di chi, come il cinquantasettenne, ha dimostrato di non esitare a usare la violenza più estrema.

Nessuno, insomma, vuole raccontare cosa abbia visto o sentito in quei minuti di terrore, nessuno vuole confermare o smentire le versioni che circolano, e questo silenzio rischia di rendere ancora più complesso il lavoro degli inquirenti, i quali devono basarsi soprattutto sui frame delle telecamere e sulle dichiarazioni dei feriti, quando e se questi ultimi saranno in grado di renderle. La sensazione, per chi indaga, è che alla Cascina Torrazza da tempo si respirasse un clima di tensione, fatto di piccole e grandi scaramucce tra condomini, di sguardi storti e di parole grosse, e che quel venerdì pomeriggio la miccia sia stata accidentalmente innescata da una questione banale, forse da un’auto parcheggiata dove non doveva o da un attrezzo spostato senza permesso, e che nessuno abbia avuto il tempo o la possibilità di fermare la mano di un uomo che, armato illegalmente e con decine di proiettili in casa, era già pronto a trasformare un normale pomeriggio di fine inverno in una scena da Far West.

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