Moggi sulla crisi Juve: "Manca l'allenatore, il problema di fondo è questo"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Luciano Moggi non usa giri di parole. Intervistato da TuttomercatoWeb all'indomani del pesante 0-3 rimediato dalla Juventus contro la Lazio all'Allianz Stadium, l'ex direttore generale bianconero individua nel tecnico il nodo centrale della crisi: «Manca l'allenatore, il problema di fondo è questo». Una sentenza che arriva a poche ore da una delle serate più amare della gestione di Luciano Spalletti, contestato dai tifosi e chiamato a spiegare una prestazione giudicata da molti priva di reazione.

La partita che non c'è stata

Moggi parte dalle dichiarazioni rilasciate nel post-partita da Bremer, il quale aveva parlato di compagni che «si nascondono» davanti ai fischi. Per l'ex dirigente il problema non è tanto la prestazione tecnica, quanto l'atteggiamento: «Non direi che ieri la squadra abbia giocato male, sono più d'accordo che non abbia giocato. Parlare della partita che ha fatto è una cosa fuori posto, non sono scesi in campo». Un giudizio che si aggancia alla risposta di Spalletti, secondo cui anche il difensore brasiliano sarebbe stato «dentro fino al collo» nella debacle collettiva.

Moggi, da par suo, non risparmia nemmeno il numero del capitano, colpevole a suo dire di un errore grave in occasione del terzo gol laziale, quando avrebbe accompagnato l'avversario per cinquanta metri senza intervenire.

Le certezze che non ci sono

Alla domanda su come sia possibile che Spalletti, alla vigilia, avesse percepito una squadra ancora al suo seguito, Moggi risponde con la franchezza che lo contraddistingue: «Sono sicurezze che non dovrebbe avere, di sicuro non c'è niente ora come ora». Il riferimento è alle parole del tecnico toscano, che dopo il ko aveva ammesso di essere rimasto sorpreso dalla prestazione dei suoi e di dover riflettere sul metodo di lavoro e sul rapporto con il gruppo.

Un anno dopo il suo arrivo, avvenuto nell'ottobre del 2025 al posto di Igor Tudor, il bilancio in campionato parla di diciotto vittorie in trentasei partite, con una media di 1,81 punti a gara, inferiore a quella di tutti i precedenti allenatori bianconeri degli ultimi quindici anni. Numeri che rendono comprensibile l'insofferenza dell'ambiente, acuita dai fischi risuonati sugli spalti al triplice fischio.

Il caso Napoli secondo Moggi

Nel corso dell'intervista l'ex direttore generale si sofferma anche sul Napoli di Massimiliano Allegri, anch'esso in difficoltà dopo un avvio di stagione al di sotto delle attese. Moggi però frena e rivendica i limiti di un'analisi condotta dall'esterno: «Per esprimersi bisognerebbe conoscere l'ambiente, gli infortuni, se i giocatori danno quello che devono dare… Mi limito come tutti a leggere i giornali». La sua conclusione sui partenopei è stringente: «Sono partiti per avere dei risultati e non ce l'hanno, non sanno più vincere in questo momento».

Una lettura che accomuna, nella sostanza, le due piazze più in affanno del momento, pur con tutte le differenze di contesto e di organico.

La classifica e il calendario

La sconfitta contro la Lazio ha lasciato la Juventus a quota 11 punti dopo sette giornate, a quattro lunghezze di distanza dal Milan capolista e con un ruolino di marcia che nelle ultime cinque uscite di campionato ha fruttato appena quattro punti. Il campionato non concede tregue: il tour de force che attende i bianconeri prevede cinque partite in quattordici giorni, un calendario che la società ha scelto di affrontare senza cambiare la guida tecnica, nonostante le voci su un possibile ritorno di Antonio Conte circolino con insistenza.

La posizione di Spalletti resta per ora salda, ma il margine di errore si è ridotto drasticamente e le prossime gare diranno se la diagnosi di Moggi continuerà a trovare conferme nella realtà del campo.

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