Diego Dalla Palma, una scelta irrevocabile sulla propria vita
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La rivelazione, giunta attraverso le colonne di un noto quotidiano, ha il peso di una decisione irrevocabile, maturata in silenzio e con lucida determinazione. Diego Dalla Palma, il celebre make-up artist e imprenditore la cui carriera è stata un inno al colore e alla forma, parla della propria fine senza alcun timore, anzi, con un senso di liberazione che definisce quasi beato. "Ho già organizzato tutto. Con un avvocato e un notaio", ha dichiarato, lasciando intendere come quel progetto non sia un'idea vaga ma un piano concreto, scandito da precise formalità legali. L'artista, che ha da poco compiuto settantaquattro anni, fissa un confine netto davanti a sé: "Non voglio assolutamente affrontare il numero 80. Non voglio". Una preclusione categorica verso una vecchiaia che percepisce non come sua, rifiutando l'immagine, a suo dire patetica, di chi in televisione cerca di inseguire una giovinezza ormai perduta.
Il contesto di una confessione
Questa insolita e profondissima confessione emerge in concomitanza con la pubblicazione del suo ultimo libro, "Alfabeto Emotivo", un'opera nella quale l'autore si racconta senza i filtri che il mondo spesso si aspetta. È proprio in questa circostanza che Dalla Palma ha scelto di rendere pubblica una scelta così intima, trasformando la presentazione di un'opera letteraria in un palcoscenico per una riflessione esistenziale che va ben oltre le pagine stampate. La sua, assicura, non è un'azione dettata dalla disperazione, poiché afferma di aver conosciuto sì la malinconia e il dolore, ma mai la tristezza profonda, descrivendo il suo attuale stato d'animo come di una persona leggera, quasi felice e senza paura.
Una filosofia della trasformazione
Il linguaggio che utilizza per descrivere il proprio approccio alla morte non è cupo, ma piuttosto filosofico e spirituale. "Non vado a morire, io vado a trasformarmi", è la chiave di lettura che offre, suggerendo una visione che supera il concetto fisico della fine per abbracciarne uno metafisico di passaggio. Ha persino delineato, seppur senza scendere in dettagli espliciti, i contorni di quel momento: l'assunzione di un composto, la solitudine in un luogo per lui caro all'estero, il contesto di un ultimo pasto consumato con piacere. Sono questi gli elementi di un rituale che sta progettando per sé, un atto finale di consapevolezza e controllo sulla propria esistenza.
Il paradosso di una forza della natura
C'è un paradosso evidente, e lui stesso ne è consapevole, in questa decisione. La sua personalità è sempre stata descritta come travolgente, esuberante, "larger than life", un fiume in piena che supera gli argini convenzionali. Proprio questa natura, forse, è alla base della scelta: un'anima che sente di abitare un Corpo divenuto ormai un limite troppo stretto. La sua non è una fuga, ma l'ultimo atto di regia su una vita che ha sempre vissuto all'insegna dell'autodeterminazione, un gesto estremo di coerenza con la propria idea di dignità e di bellezza, rifiutando di consegnarsi a un declino che non sente appartenergli.




