Gattuso, tra Norvegia e le minacce: "In Moldavia ci auguravano la morte"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alla vigilia dell'ultimo, e ormai simbolico, atto delle qualificazioni mondiali contro la Norvegia, Gennaro Gattuso ha imbastito una conferenza stampa che, inevitabilmente, ha finito per intersecare la dimensione tecnica con quella umana, mostrando i nervi scoperti di un commissario tecnico il cui percorso, sebbene costellato da un secondo posto ormai acquisito, non è esente da asperità e polemiche. La partita di domani, che si disputerà dinanzi a un pubblico record a San Siro, viene infatti dipinta dal tecnico non già come un'occasione per rincorrere vane illusioni aritmetiche – la vittoria per 9-0 che strapperebbe il primato del girone alla Norvegia è stata definita "impensabile, per non dire impossibile" – bensì come un fondamentale banco di prova per misurare i progressi della sua squadra contro una delle formazioni più in forma del continente, l'unica insieme all'Inghilterra ad aver collezionato vittorie in tutte le gare di questo percorso, spesso con rotondi risultati.

La Norvegia come termometro

"La Norvegia ci dirà a che livello siamo", ha affermato Gattuso, spostando strategicamente il focus dalla sterile classifica al valore intrinseco della prestazione. Contro una compagine che abbina, con rara efficacia, una velocità di manovra impressionante a un fisico prepotente, gli azzurri sono chiamati a dimostrare, soprattutto a se stessi, i miglioramenti compiuti sotto la sua guida, in un'ottica di preparazione per i playoff di marzo che attendono la nazionale. L'invito, quindi, è a considerare la sfida non come un morso al freno ma come un test di pura competitività, un'occasione per aumentare l'autostima del gruppo e per consolidare quel senso di appartenenza che il ct calabrese cerca di instillare, ringraziando al contempo il calore dei settantamila spettatori che, nonostante tutto, riempiranno lo stadio.

La replica a La Russa e il ricordo di Chisinau

Se da un lato l'analisi tattica si concentra sull'avversario, dall'altro non si può eludere la pesante eredità dell'ultima trasferta, quella di Chisinau, che continua a generare strascichi. Gattuso, replicando con durezza al presidente del Senato che lo aveva rimproverato per le sue lamentele sui fischi subiti, ha alzato i toni e ha precisato la natura di quelle contestazioni, che andavano ben al di là del semplice dissapore sportivo. "In Moldavia – ha chiarito il ct – non solo fischi, ma minacce di morte". Con queste parole, asciutte e cariche di risentimento, ha voluto sottolineare come l'accaduto non fosse riconducibile a una semplice disapprovazione per la prestazione, bensì a un clima di ostilità violenta e personale, dove "c'era gente che augurava la morte", un elemento, questo, che ha ovviamente segnato l'ambiente della squadra.

L'eredità di un clima pesante

Quell'esperienza, con il suo sfogo post-partita divenuto quasi un caso, sembra aver lasciato un segno profondo nell'approccio del tecnico, il quale, pur sapendo di dover guidare la squadra verso l'appuntamento degli spareggi, non ha voluto glissare su quanto accaduto, rivendicando anzi la legittimità della sua reazione. La gestione di un gruppo passa anche attraverso la protezione dei propri uomini da attacchi che travalicano il confine del lecito, e Gattuso, in questo, ha tracciato una linea netta, distinguendo tra la critica, che è pane quotidiano per chi fa sport, e l'odio, che con lo sport non ha nulla a che fare. Mentre si prepara a una partita che non cambierà la destinazione del percorso di qualificazione, il tecnico porta dunque con sé il peso di un episodio che ha offuscato, con ombre minacciose, il già complicato cammino verso il Mondiale.

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