Gattuso replica a La Russa: "Non solo fischi, ci auguravano la morte"
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Redazione Sport
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Il clima attorno alla nazionale di calcio, che pure ha centrato un successo fondamentale contro la Moldova, rimane teso, solcato da un dibattito che travalica i confini del campo di gioco e si addentra in territori più spinosi. A riaccendere le polemiche, dopo i fischi e i cori di protesta rivolti ai giocatori, sono state le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, il quale aveva affermato che "non si può dire 'vergogna' a un tifoso che fischia", definendo quel gesto come "figlio dell'amore" per la maglia. Una presa di posizione che, se da un lato ha cercato di stemperare le tensioni, dall'altro ha finito per inasprire ulteriormente la situazione, spingendo il commissario tecnico Gennaro Gattuso a una replica pubblica e particolarmente netta.
La replica del ct durante la conferenza stampa
Gattuso, rispondendo alle dichiarazioni del politico durante una conferenza stampa, ha espresso il suo rispetto per la persona ma ha anche sottolineato, con fermezza, come probabilmente La Russa non fosse presente allo stadio o non avesse seguito la partita in televisione. "Anche in televisione s'è sentito bene", ha specificato il ct, "che c'era gente che augurava la morte a delle persone, altri che sarebbero venuti a Coverciano". Questa precisazione ha il merito, o il demerito a seconda delle prospettive, di spostare il fulcro della questione dai semplici fischi, di per sé espressione di disappunto comune in ambito sportivo, a minacce e cori di una gravità inaudita, che trascendono la contestazione sportiva per assumere connotati ben più cupi e inaccettabili.
Il contesto sportivo e l'assenza di Tonali
Mentre infuria la polemica, la macchina tecnica si prepara per l'ultimo, decisivo impegno contro la Norvegia, incontro in programma domenica e dal quale gli Azzurri, già certi dei playoff, sperano di ottenere quella vittoria che potrebbe, seppur in modo remoto, garantire l'accesso diretto al Mondiale. In questo contesto, Gattuso deve fare i conti con l'indisponibilità di un centrocampista titolare, escluso dalla convocazione perché diffidato, al cui posto è pronto a scendere in campo l'interista. Una sostituzione obbligata che, se da un lato priva la squadra di un elemento di qualità, dall'altro offre l'opportunità a un altro giocatore di dimostrare il suo valore in una partita dalla posta così alta.
Il peso delle minacce oltre la contestazione
Il cuore della disputa, dunque, non risiede più nella legittimità o meno di fischiare una squadra in difficoltà, ma nella natura dei cori che hanno effettivamente echeggiato negli stadi. Gattuso, con la sua replica, ha voluto portare l'attenzione su ciò che era realmente accaduto, distinguendo la critica sportiva, per quanto aspra, da attacchi personali e auguri di morte, i quali rappresentano un confine che non dovrebbe mai essere varcato. La sua reazione, perentoria, sembra dettata non solo dalla volontà di difendere i propri giocatori da un clima di odio, ma anche dal bisogno di riportare il dibattito pubblico su ciò che costituisce una lecita protesta e ciò che, invece, si configura come un episodio di incitamento alla violenza, del tutto incompatibile con i valori dello sport.




