Gattuso e la sua Italia: a Bergamo per vincere, non per esibirsi
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Redazione Sport
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L’attesa, a Bergamo, è palpabile mentre la Nazionale si appresta a fare il suo esordio casalingo sotto la guida di Gennaro Gattuso. L’appuntamento, in programma venerdì sera allo stadio Atleti Azzurri d’Italia contro l’Estonia, rappresenta molto più di una semplice partita di qualificazione al Mondiale 2026; è l’inizio di un nuovo ciclo, l’atto concreto in cui la filosofia del nuovo commissario tecnico dovrà tradursi in risultati. Lo stesso Gattuso, del resto, non ha lasciato spazio a interpretazioni: il suo approccio, ereditato da una carriera da campione costruita sulla grinta più che sul talento fine a se stesso, è chiaro e inequivocabile.
«In Nazionale non si può pensare a giocare bene, ma a vincere, in modo pulito o "sporco" non importa», ha dichiarato il ct, lasciando intendere come l’estetica del gioco passi in secondo piano rispetto all’obiettivo primario, che è quello di aggiudicarsi la partita. Una dichiarazione d’intenti che riecheggia la sua storica mentalità da combattente, quel «senso di appartenenza» e quella «cattiveria» agonistica che, a suo dire, hanno sempre costituito il punto di forza del calcio italiano e che ora spera di aver trasmesso alla squadra nel poco tempo a disposizione.
Nonostante l’emozione per il debutto ufficiale, un sentimento che ha ammesso di provare soprattutto durante l’inno nazionale pensando ai genitori in tribuna e alla sorella scomparsa, Gattuso ha sottolineato di non avere «tempo per emozionarmi», schiacciato com’è dal peso delle responsabilità e dalla necessità di concentrarsi esclusivamente sulla partita. La sua notte, ha confidato, è stata trascorsa a rimuginare su quanto fatto in questi primi giorni di lavoro e su ciò che aspetta la squadra, in un tormento che però definisce orgoglioso.




