I vescovi italiani si schierano con i patriarchi di Gerusalemme, solidali con i cristiani di Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Conferenza episcopale italiana, attraverso un comunicato diffuso ieri, ha espresso piena solidarietà e sostegno ai patriarchi latino e greco ortodosso di Gerusalemme, i quali, in una nota congiunta resa pubblica lunedì 26 agosto, hanno annunciato la ferma intenzione di non abbandonare Gaza. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa e Teofilo III, motivando la loro scelta con la necessità di «continuare a prendersi cura di tutti coloro che si troveranno nei due complessi», hanno quindi deciso di rimanere a presidio dei luoghi di culto e di accoglienza nonostante l’intensificarsi del conflitto.

Questa presa di posizione dei massimi rappresentanti religiosi in Terra Santa giunge in un momento di estrema tensione, segnato da specifiche azioni militari. L’esercito israeliano, come riportato dal Times of Israel e confermato dalla mappa di evacuazione pubblicata sul sito web in arabo dell’Idf, ha infatti diramato l’ordine di sgombero per il complesso della chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, ubicata a Gaza City e inserita in una zona contrassegnata in rosso. Un ordine che, significativamente, al momento non è stato esteso alla vicina chiesa cattolica della Sacra Famiglia, la cui sorte appare per ora diversamente regolata dalle direttive delle forze armate.

Sul piano internazionale, anche Papa Leone XIV è tornato a far sentire la sua voce, lanciando un accorato appello al termine dell’udienza generale di mercoledì. Il Pontefice, il quale già la scorsa settimana aveva promosso una giornata di preghiera e digiuno per le vittime dei conflitti, ha supplicato «che siano liberati tutti gli ostaggi» e ha nuovamente esortato «sia le parti implicate che la comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa che tanto terrore, distruzione e morte ha causato». Le sue parole, che invocano con uguale forza la protezione dei civili palestinesi da ulteriori sofferenze e spostamenti forzati, insistono sulla necessità di un cessate il fuoco permanente e sulla garanzia di ingresso per gli aiuti umanitari.

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